Tempo scaduto. Gli okkupanti del Valle non hanno più scuse. Devono andare via. Altro che «resistenza artistica». Sono passati tre anni e quasi due mesi dal 14 giugno del 2011, quando si sono intrufolati nel più antico teatro della Capitale per mettere in scena quella commedia dal titolo «I nostri comodi, con i vostri soldi». Un canovaccio trito e ritrito, vecchio e poco coinvolgente, che hanno tentato di risciacquare alle sacre sorgenti dell’arte, riuscendo perfino ad allontanare chi, forse inizialmente attratto da un’impresa in salsa "radical chic", ha capito, seppur in ritardo, che l’«operazione culturale» del Teatro Valle trasportava il germe dell’occupazione come tante ce ne sono nella Capitale, dove i ladri di case rompono sigilli e s’impossessano di spazi privati o comuni per avere un tetto tutto gratis dove, possibilmente, si possano scroccare anche luce e gas. Così, quelli del Valle, si sono riempiti la bocca, in modo ipocrita del senso del «bene comune». Hanno creato la «Fondazione Teatro Valle Bene Comune», hanno chiesto offerte ai privati indirizzate all’iban della «Banca etica», e all’inizio di luglio hanno simbolicamente occupato l’assessorato alla Cultura del Campidoglio, in costume da bagno: «Vacanza culturale». E chi le paga le vacanze culturali al Valle? La risposta l’ha data a novembre dell’anno scorso la SIAE (Società Italiana Autori Editori), ricordando, in una nota, il pensiero di Pierpaolo Pasolini sui cosiddetti «figli di papà». Pagano papà Stato e zio Comune di Roma. Il conto della SIAE è salito a più di 100mila euro di mancati introiti; il Campidoglio ha continuato a sborsare 80mila euro di bollette all’anno; il teatro Valle, che nonostante la crisi era riuscito a tenere a galla il Bilancio con incassi superiori al milione e mezzo di euro all’anno, ora si ritrova un buco «virtuale» di 5 milioni di euro per mancati incassi. Ma c’è di più: lo Stato ha dovuto trovare un altro posto al Ministero per 35 dipendenti del Teatro sfrattati dal loro posto di lavoro, mentre, come hanno ricordato più volte in questi mesi l’AGIS (Associazione Generale Italiana dello Spettacolo) e l’ANEC (Associazione Nazionale Esercenti Cinema), sono andati in scena spettacoli senza pagare un centesimo in termini di costributi previdenziali, assistenziali e assicurativi, fregandosene di ogni regola e facendo concorrenza sleale a chi gestisce altri teatri. Per non parlare dei danni a una struttura del 1720, che, come ha spesso ricordato lo storico direttore Salvatore Aricò, necessità di monitoraggio costante e ogni anno di un’infinità di piccoli interventi di manutenzione che in 38 mesi di occupazione non sono stati fatti. In una parola: disastro. La «resistenza artistica» non può essere più tollerata. È venuto il momento di fare i bagagli e restituire ai cittadini italiani un bene pubblico. Sempre che per «ragioni d’ordine pubblico», chi di dovere non si lasci intimorire. Non sarebbe la prima volta. Nella Capitale, anzi, la scusa dell’«ordine pubblico» è diventata una barzelletta che non fa più ridere nessuno. Basti pensare alla figuraccia che hanno fatto gli uomini della Digos quando i primi di febbraio di quest’anno sono stati respinti all’ingresso dagli occupanti abusivi. Eppure il prefetto Pecoraro, pochi giorni prima, aveva dichiarato la «Fondazione» illegittima, un’altra storia da raccontare. È sì, perché il sipario della «Fondazione Teatro Valle bene comune», figlia dell’occupazione, si è alzato ufficialmente a settembre del 2013. Un giorno così importante che alla presentazione c’era anche Stefano Rodotà, insigne giurista e candidato al Quirinale per i grillini, il quale affermava: «Assistiamo all’invenzione di un nuovo modello per la gestione dei beni comuni. Finalmente si è approdati alla Fondazione, uno strumento giuridicamente impeccabile». Risultato: sonora bocciatura del Prefetto dopo 5 mesi: «È illegittima». Finite le scuse, gli occupanti ora preparino le valigie. Il Campidoglio, dopo una latitanza di più di due anni e mezzo, ha deciso che questa sera è il termine ultimo per lasciare il Valle affinché possa prepararsi ad affrontare una nuova legittima stagione teatrale. Riusciranno il sindaco Ignazio Marino e l’assessore Giovanna Marinelli a tenere i nervi ben saldi. Il Campidoglio saprà affrontare un eventuale «niet» degli abusivi? Telefoneranno al Prefetto sperando in un nuovo intervento della Digos o spediranno in ambasciata la giovane Benedetta Cappon, da poco assunta in Comune, già portavoce degli occupanti del Valle e figlia di Papà Claudio, l’ex dg della Rai?
Ora cacciateli tutti dal «Valle okkupato»
Oggi scade l’ultimatum sullo sfratto del teatro Campidoglio e polizia si faranno umiliare ancora?
