E ha più di un motivo per essere preoccupato. Tripoli brucia. In tutto i sensi. È "ormai fuori controllo" l’incendio divampato domenica notte a due depositi di carburante vicino l’aeroporto della capitale libica, colpito da un razzo, e poi propagatosi ad una seconda cisterna. A renderlo noto è un portavoce della National Oil Company (Noc), la compagnia petrolifera libica, secondo il quale anche «i vigili del fuoco si sono allontanati perché la situazione è fuori controllo». In totale sono in fiamme oltre sei milioni di litri di carburante. I depositi si trovano a 10 chilometri dal centro della capitale e le autorità hanno chiesto l’evacuazione di tutti gli abitanti nell’arco di 5 chilometri dall’incendio, coinvolgendo quindi molti quartieri della città. Il rischio ora è che le fiamme si propaghino ad una maxi-gazometro dove sono stoccati 90 milioni di litri di gas liquido. Il governo libico ha chiesto l’aiuto degli organismi internazionali per spegnere le fiamme, paventando una «catastrofe umanitaria e ambientale». Ma in Libia non può dirsi che l’emergenza è confinata in un luogo. Tutto il Paese è nel caosi. Gli scontri tra la milizie di Zintan e di Misurata, che hanno causato l’incendio, continuano e un altro serbatoio è stato infatti colpito da un colpo di artiglieria nel distretto di Sedi Bu-Salem, sempre nei pressi dell’aeroporto, riferisce ad Associated Press un rappresentante anonimo della compagnia petrolifera di Stato libica. Il serbatoio, ha precisato, non ha preso fuoco dopo essere stato colpito. Le televisioni libiche, nel frattempo, hanno invitato i residenti che vivono in un raggio di cinque chilometri dall'aeroporto di allontanarsi. Molte famiglie stanno fuggendo dalle loro case, mentre il fumo nero delle esplosioni continua a offuscare il cielo di Tripoli. A causa dei combattimenti, numerosi diplomatici e cittadini stranieri sono stati costretti ad abbandonare il Paese. Il ministro degli Esteri spagnolo ha annunciato di avere portato via in aereo 60 persone ieri, aggiungendo che l’ambasciatore è comunque rimasto a Tripoli insieme con un personale ridotto. «La Spagna non chiuderà la sua ambasciata come dimostrazione di sostegno alla transizione libica e alle sue istituzioni, oltre che di solidarietà alla popolazione in questo periodo di crisi», afferma il comunicato del ministero. Dopo gli americani - che hanno lasciato la capitale libica tre giorni fa - a ricevere l’indicazione di partire sono stati ieri i diplomatici tedeschi e austriaci. Resta invece a Tripoli l’ambasciatore italiano Giuseppe Buccino Grimaldi, unico tra gli occidentali. Il ministro degli Esteri Federica Mogherini chiede di «ricondurre gli sforzi internazionali in Libia ad un coordinamento Onu per fermare le violenze», mentre il premier Matteo Renzi, in una lettera ai senatori della maggioranza, ricorda tra l’altro che la Libia «per noi italiani è il problema più prossimo» tra i tanti fronti internazionali di crisi. Marco Minniti, sottosegretario ai servizi segreti, avverte: «Oggi la prima questione per quanto riguarda la Libia è una cessazione delle ostilità». «Pensiamo sia molto importante - prosegue il sottosegretario con delega all'Intelligence - che in questo momento ci sia un’azione di mediazione che impedisca il conflitto tra le milizie in atto a Tripoli ma anche a Bengasi, anche se i protagonisti sono differenti. La prima cosa - ribadisce - è fermare il conflitto». «La seconda questione - è ancora l’analisi di Minniti - è avere un impegno diretto delle Nazioni Unite: come Italia abbiamo chiesto che sia nominato un Alto Rappresentante delle Nazioni Unite per la Libia, che sia un ex capo di Stato o di governo, in modo da tenere conto della drammaticità delle condizioni della Libia». «La terza questione -sottolinea ancora Minniti - è lavorare in maniera incessante perché il Parlamento che è stato eletto il 25 giugno in Libia, possa insediarsi il 4 agosto. È fondamentale che nella ricostruzione democratica di quel Paese, un Parlamento liberamento eletto possa pacificamente riunirsi. Cosa al momento non scontata. Queste sono le prime tre priorità».
Tripoli brucia, la Libia precipita nel caos
«Fuori controllo» l’incendio divampato all’aeroporto della capitale. Si combatte ovunque, i diplomatici scappano. Gli italiani restano
