MOGADISCIO - Ancora sangue italiano in Somalia, un’altra tragedia che colpisce i giornalisti italiani, dopo le tre vittime della Rai di Trieste cadute in Bosnia. Ieri a Mogadiscio l’inviata del Tg3 Ilaria Alpi, romana di 32 anni, e l’operatore Miran Hrovatin, 45 anni, sposato e padre di un bambino di 7 anni, sono stati massacrati a colpi di Kalashnikov da sei somali che avevano seguito a lungo la loro jeep, bloccandola e sparando senza pietà contro i due italiani, finiti con un colpo di grazia, mentre sono rimasti illesi l’autista e la guida, somali. Erano diretti all’albergo Hamana, dove si trova il telefono satellitare da utilizzare per inviare il servizio a Roma. Ilaria Alpi, che aveva seguito tutta la crisi somala, doveva raccontare il ritiro dei soldati italiani. Inutili i soccorsi e senza esito la ricerca degli assassini. Il comandante italiano, generale Fiore, non ha dubbi: «È stata un’esecuzione», mentre l’ambasciatore a Mogadiscio, Scialoja, esclude una rapina e fa capire che potrebbe trattarsi di un atto dimostrativo contro la partenza decisa dall’Italia. Tutti gli altri giornalisti sono stati portati sulla nave «Garibaldi». Le due salme dovrebbero partire oggi per l’Italia a bordo di un G222. Sono dieci le vittime italiane in Somalia. BLOCCATI E TRUCIDATI A SANGUE FREDDO MOGADISCIO - Una jeep con sei uomini armati li seguiva da Mogadiscio Sud. Con loro ha attraversato la linea verde, ha superato il blocco controllato dai caschi blu nigeriani. Poi, nel vialone che conduce all’ex ambasciata italiana, dove la strada si allarga tra ville e giardini, la jeep ha affiancato l’auto dove viaggiavano i due giornalisti italiani. Gli aggressori hanno spalancato le portiere e sparato a bruciapelo cinque caricatori di kalashnikov. È morta così Ilaria Alpi, inviata trentaduenne del TG3, mentre cercava di raggiungere l’albergo Hamana, dove è il telefono satellitare che le avrebbe permesso di trasmettere il servizio in Italia. Con lei ha perso la vita Miran Hrovatin, 44 anni, triestino, operatore della Videotest, un’agenzia televisiva che collabora con la RAI soprattutto con servizi dalla ex jugoslavia, che lascia la moglie ed un figlio di 7 anni. Incolumi invece l’autista e la guida somala. sono loro che hanno prestato i primi soccorsi ai giornalisti. Ma gli assassini aveva sparato alla testa e al torace. «Una esecuzione mafiosa» ha commentato il generale Fiore. In un attimo erano sul luogo dell’attentato i poliziotti somali, che hanno la caserma nei locali della nostra ex ambasciata. Il loro intervento ha impedito che gli assassini si impadronissero della telecamera e che spogliassero degli effetti personali le due vittime. poi sono arrivati i colleghi di Ilaria Alpi, i giornalisti italiani che dal vicino albergo avevano sentito i colpi. Giovanni Porzio di Panorama, e Gabriella Simoni della Fininvest, hanno solo potuto accertare che i loro amici erano morti. Poi hanno avvertito la redazione del TG3, con la quale Ilaria aveva parlato poche ore prima per concordare un servizio sulla partenza del contingente italiano. Un annuncio particolarmente difficile a due mesi dalla tragedia di Mostar. Arrivava intanto sul posto anche Giancarlo Marocchino, un autotrasportatore italiano che da dieci anni vive a Mogadiscio, e che per lo più fornisce ai giornalisti italiani le auto e le guide somale. È stato lui ad avvertire via radio gli uomini del nostro contingente. Così un elicottero si è alzato dal Porto Vecchio, ha raccolto le salme dei due giornalisti e le ha portate sulla ammiraglia della nostra flotta, la Garibaldi, che da giorni è al largo di Mogadiscio per proteggere la partenza dei nostri soldati. Altri elicotteri, intanto si alzavano in volo a caccia degli assassini. Inutilmente. In serata, i corpi dei due colleghi sono stati riportati a terra, all’areoporto. Da qui si spera che possano partire stamani su un G222 della nostra aeronautica alla volta dell’Italia. Le modalità dell’aggressione, il fatto che proprio stamani gli ultimi uomini del nostro contingente lasceranno Mogadiscio per imbarcarsi vero l’Italia, le voci raccolte nei giorni scorsi su possibili aggressioni nei confronti dei nostri connazionali, non lascia dubbi sull’obiettivo dell’agguato. «Credo si debba scartare - ha commentato il nostro ambasciatore. Scjaloia - l’ipotesi di una rapina». È invece un atto dimostrativo contro gli italiani e la loro partenza da Mogadiscio Nord, la zona controllata da Ali Madhi, che sa bene di essere più debole del suo rivale Aidid, e rimprovera gli italiani di non averlo sostenuto abbastanza. O forse è una prova di forza degli integralisti islamici, il pericolo maggiore che corre la Somalia dopo la partenza dei militari occidentali. Un vero atto di guerra dunque, del quale ha fatto le spese una giovanissima collega presente in Somalia fin dagli inizi della missione Restore Hope, che proprio ieri doveva trasmettere il suo primo servizio sulla partenza del nostro contingente. Ilaria Alpi era già stata coinvolta in altre situazioni difficili. Era presente, nel luglio scorso, quando fotografi di agenzie inglesi e tedesche furono aggrediti e lapidati da una folla inferocita per i bombardamenti degli elicotteri USA. Per alcune ore fu data per dispersa. La pericolosità della situazione a Mogadiscio, mentre si conclude il ritiro del contingente italiano, ha suggerito al nostro ambasciatore di prendere una serie di provvedimenti cautelativi. Tutti i giornalisti italiani sono stati imbarcati nella Garibaldi. Evacuati anche i civili delle associazioni umanitarie presenti nella capitale somala. Solo i sei dipendenti del CEFA e dell’Intersos ,due organizzazioni umanitarie italiane che operano a Mogadiscio Sud, avrebbero per adesso rifiutato di lasciare i loro uffici. Con la morte dei due giornalisti salgono a dieci le vittime italiane in Somalia dall’inizio dell’operazione Restore Hope. L’ultima vittima fu la crocerossina Cristina Luinetti uccisa da uno squilibrato il 9 dicembre scorso. «MAMMA SONO ILARIA, SARÀ UNA VACANZA» Faceva con passione il suo lavoro, con rigore e passione. Una penna pulita, e di qualità. a maggio Ilaria Alpi avrebbe compiuto 33 anni ma già poteva vantare una discreta esperienza come inviata in zone di guerra. Una carriera limpida e brillante, finita troppo presto. E con entusiasmo aveva affrontato la trasferta in Somalia, la prima per lui, anche l’operatore Miran Hrovatin, 45 anni, di Trieste, dell’agenzia televisiva Videoest, un’agenzia che collabora con la Rai offrendo servizi e filmati dai fronti caldi. Li hanno freddati insieme, dentro un’auto, quando si accingevano a raccontare ancora una volta fatti e misfatti della guerra somala. «Mamma, sono arrivata a Mogadiscio. Questa volta è quasi una vacanza». Nella casa di Vigna Clara, un quartiere elegante della Capitale, squilla il telefono. È Ilaria, da Mogadiscio. Una telefonata rassicurante fatta ieri mattina ai genitori in ansia, poche ore prima di venire assassinata. Ilaria era già stata molte volte in Somalia. Un incarico difficile e importante che lei aveva dimostrato di sapere assolvere brillantemente. Non si era mai tirata indietro, nemmeno dopo la brutta esperienza del luglio scorso, quando la morte le era già passata accanto (...).
Ilaria Alpi e Miran Hrovatin sono stati trucidati in Somalia
Cercavano di raggiungere l’albergo Hamana per mettersi in contatto con la redazione
