È stata violentata in strada a poche centinaia di metri dal centro di accoglienza gestito dalla protezione civile, e partendo dalla testimonianza della vittima gli investigatori hanno disposto il test del Dna sui settanta immigrati ospiti della struttura, nel tentativo di individuare il responsabile o al contrario scagionarli. L’aggressione è avvenuta l’altra notte a Marco di Rovereto, in provincia di Trento, una delle tante frazioni che assieme alla maggioranza delle città italiane hanno registrato centinaia di arrivi incontrollati di aspiranti rifugiati sbarcati al Sud. Erano circa le 2, la giovane donna, italiana della zona, passeggiava col suo cane a poche centinaia di metri dal centro di accoglienza, localizzato in un luogo piuttosto buio ed isolato rispetto al paese, quando qualcuno l’ha braccata rendendole impossibile sfuggire per chiedere aiuto. Un uomo di colore, ha poi raccontato lei alle forze dell’ordine, di qui l’iniziativa di ordinare il test del Dna sulle persone alloggiate nel centro. Erano settanta al momento del fatto e lo sarebbero ancora, hanno spiegato gli investigatori escludendo un’eventuale fuga. D’altro canto i controlli implicano margini di dubbio considerando che in in quel luogo, come in tanti altri anche nella capitale, la prima identificazione può avvenire in via informale, magari sulla buona fede: parliamo di soggetti liberi di muoversi sul territorio, compresi i 70 sottoposti ai test. Allora, in attesa dei risultati che potrebbero richiedere diversi giorni, il sindaco di Marco invoca «lo smantellamento immediato del centro - ha chiesto Andrea Miorandi del Pd - Era nato per una permanenza massima di 48 ore, invece le persone stanno per settimane in container a 40 gradi, le incontro nelle piazze di Rovereto ma anche sull'autostrada a fare l’autostop: donne incinta che mi chiedono dove andare per arrivare a Nord. Che Europa é? Che Italia é?». In mattinata il questore di Trento Giorgio Iacobone, e il comandante dei carabinieri di Trento, il colonnello Maurizio Graziano, hanno visitato il centro della protezione civile, di competenza provinciale e subito dopo è stato convocato il Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica. L’obiettivo è accelerare il più possibile sulle indagini per individuare il responsabile: «Al momento non si può dire con certezza che sia stata una persona presente nel campo a compiere la violenza - ha chiarito Iacobone - In ogni caso, se così fosse, lo sapremo presto dal Dna. Stiamo lavorando con incisività e in forte sinergia tra polizia e carabinieri per la gravità insita nel gesto e l'ovvio forte shock che provoca in chi lo subisce». Il presidente della Provincia Ugo Rossi ha sottolineato come «sia necessario - si legge in una nota - che il Governo e il Parlamento si attivino al fine dell'adozione misure che possano consentire l'esercizio di un maggiore controllo».
Stupro vicino al centro immigrati, test dna per 70
L’episodio a Rovereto. La donna aggredita alle due di notte mentre portava fuori il cane
