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Rifugiati, Capitale al collasso. E ne arriveranno altri mille

Il primo cittadino Marino chiede più soldi per l’emergenza: «Non graverà sulle tasse dei cittadini. Intervenga anche l’Ue»

Roma ha voluto più rifugiati, derogando al criterio di proporzionalità col numero di residenti che avrebbe invece imposto un tetto di 250 arrivi, e ora chiede più soldi. «Nei prossimi sette anni sono a disposizione 400 milioni di euro a livello nazionale - ha detto ieri il sindaco Marino uscendo dal vertice al Viminale coi ministri dell’Interno e della Salute - Se ospitiamo il 10% dell’immigrazione complessiva dovremmo avere almeno il 10% delle risorse, non è possibile che Roma da sola sopporti il 10% dei flussi migratori in arrivo dal Mediterraneo, questo non può essere un peso che graverà sulle tasse dei romani». Tutto già scritto, su queste pagine e anche sul bilancio peso-piuma di Roma Capitale, che soprattutto sul Sociale registra i tagli più dolorosi per il territorio. Per l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) ancora non basta: «Si invitano gli Stati europei a migliorare l’accoglienza - il monito di ieri - aumentando la disponibilità e la qualità delle strutture di accoglienza che ricevono le persone soccorse e di identificare soluzioni a lungo termine per i rifugiati che includano il reinsediamento». L’incontro di ieri segue l’sos lanciato da Marino, il mese scorso, su un caso di morte sospetta a causa di turbercolosi, poi accertata, nel frattempo però l’emergenza è diventata anche economica. Si distingue tra la cosiddetta «accoglienza straordinaria» in capo alla Prefettura, che gestisce gli arrivi di queste settimane chiedendo disponibilità ai vari centri dislocati sul territorio, e quella invece programmata nell’ambito del bando Sprar, sotto la regia di Anci, Europa e ministero dell’Interno. Partendo da quest’ultimo filone, come anticipato Roma ha espressamente chiesto al ministero dell’Interno di derogare al tetto di arrivi, garantendo tra città e provincia 2.581 posti più altri 516 in caso di necessità, distribuiti tra 49 strutture gestite dalle varie associazioni o cooperative: a titolo di paragone, Torino ha proposto 233 arrivi, Milano 142, il Comune di Firenze si è fermato a 65. Costo totale dell’operazione, partendo da una media di 35 euro al giorno per persona, 35 milioni 732mila euro all’anno, 2014, 2015 e 2016, stanziati da ministero e Europa mentre una quota, 7 milioni 234mila euro, dovrebbero tirarla fuori gli enti gestori dei centri. Un circuito, quest’ultimo, che però da tempo è entrato in «concorrenza» con quello della Prefettura, che proprio la settimana scorsa ha pubblicato un nuovo bando, importo stimato 10 milioni di euro, per «la proroga dell’accoglienza fino a dicembre degli immigrati già in città (1.278 persone) e l’individuazione di ulteriori centri che possano ospitarne altri in arrivo, circa 800». In estrema sintesi, i ritardi dell’amministrazione nella distribuzione dei richiedenti Sprar, e dei soldi, ha spinto coop e associazioni ad offrire quelle stesse strutture per l’emergenza sbarchi, risultato: centri già pieni per l’80% di aspiranti rifugiati sfuggiti, nella maggior parte dei casi, a qualunque tipo di controllo, sanitario o fotosegnalamento, mentre tra Sprar e Prefettura la spesa lievita a 45 milioni di euro all’anno, solo per Roma. Allora Marino, smentendo l’arrivo di migliaia di persone a breve, chiede più soldi: «Nella capitale abbiamo in media 5-6mila persone tra rifugiati, migranti e richiedenti asilo, dato stabile da quando io sono sindaco - ha detto uscendo dal vertice - ma facciamo presente all'Unione Europea che questo non può essere un problema solo di Roma». Ieri pomeriggio, sugli ingressi di cui si occupa la Prefettura, altro tavolo: «Il coinvolgimento di tutte le province e dei comuni della cintura di Roma riuscirà a prevedere e a meglio regolare le presenze nella capitale - ha riassunto al termine l’assessore ai Servizi sociali Rita Cutini - Va chiarito, in merito alle notizie diffuse, che si prevede l’arrivo di 940 persone su tutto il territorio regionale e in un tempo diluito, e che il Governo si farà carico dei costi». Invece dicono «basta arrivi» anche i minisindaci come Marco Scipioni, che nel suo municipio VI nel quadrante est ospita già il 60% degli immigrati di tutta Roma: «Decisioni calate dall’alto senza consultare né noi né la popolazione: nel corso dell’ultima commissione Politiche sociali la Cutini non solo non si è presentata, ma ci è anche stato negato di conoscere il piano di Roma Capitale, quanti arrivi, distribuiti come e dove. Mi appello al Prefetto di Roma e al sindaco, nel mio municipio non ne deve arrivare neanche uno in più, la nostra parte la stiamo già facendo».

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