Attualità

Colpita scuola Onu. Decine di morti a Gaza

Bombe su una strutture delle Nazioni Unite nel giorno in cui Israele proclama Rivlin presidente

È stato il giorno più buio del conflitto a fuoco che sta sconvolgendo la Striscia di Gaza. Una bomba ha colpito una scuola dell’Onu a Beit Hanun, uccidendo almeno 17 persone, tra le quali molte donne e bambini. E così, al 17esimo giorno di conflitto, quando l’ipotesi di una tregua continua ad apparire in alto mare, il bilancio delle vittime palestinesi supera quota 790, 34 gli israeliani. Anche il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, si è detto sconvolto per l’accaduto e ha comunque riconosciuto che «le circostanze non sono chiare». Tra le vittime, ha confermato anche la radio israeliana senza citare fonti, molti bambini; e un operatore dell’Onu. L’esercito israeliano ha fatto sapere che sta riesaminando le modalità dell’attacco, perché i razzi di Hamas cadevano nella zona proprio mentre infuriavano i combattimenti, e dunque proprio i razzi palestinesi- ipotizza Tsahal- potrebbero essere responsabili delle vittime. Nessun dubbio invece da parte di Hamas che ha promesso di rispondere in modo adeguato. La scuola era gestita dall’Unrwa, l’agenzia che si occupa dei rifugiati palestinesi: proprio l’agenzia ha spiegato che aveva tentato di organizzare l’evacuazione dei civili ma ha non fatto in tempo. Un proiettile è caduto nel cortile centrale, proprio dove si erano riunite le famiglie che vivono nella struttura insieme ai loro figli, in attesa di esser portati in un luogo più sicuro. Un donna Laila al Shinbari - che ha perso un figlio e ne ha visti altri feriti, insieme ai parenti, nell’attacco - ha raccontato che erano tutti «seduti quando quattro proiettili sono caduti sulle nostre teste: c’erano corpi a terra ovunque». Più di 140mila palestinesi sono fuggiti dalle loro case da quando, all’alba dell’8 luglio, sono cominciati i combattimenti tra Osraele e i miliziani di Hamas; e molti hanno cerco rifugio proprio negli edifici gestiti dall'agenzia Onu deputata al soccorso dei profughi palestinesi. «È chiaro che i civili, in mezzo tra le due parti, stanno pagando un prezzo inimmaginabile» ha detto il portavoce dell’agenzia, Chris Gunness. Il premier Matteo Renzi si è detto «angosciato e preoccupato», il ministro degli Esteri, Federica Mogherini, ha dichiarato che un evento così grave deve scuotere le coscienze e spingere le parti a un cessate-il-fuoco immediato. Gli Stati Uniti confermano che restano ancora divergenze su un possibile cessate il fuoco, ma, sottolineano, «non si può perdere tempo» e fanno pressione imprimere un'accelerazione ai negoziati, perché ogni giorno che passa muoiono centinaia di persone. Per questo Kerry, fanno sapere fonti della delegazione, accerterà "a breve" se le parti siano realmente interessate ad un tregua. Anche perché il capo della diplomazia americana non resterà indefinitivamente nella regione; e le parti debbono sbrigarsi a trovare un accordo, perché la priorità resta la fine degli scontri. Una pagina buia nel giorno in cui Israele chiude l’era Peres. Reuven Rivlin, il 74enne «falco» anomalo della destra nazionalista israeliana, ha infatti prestato giuramento ieri, divenendo il nuovo presidente israeliano. Il passaggio di consegne con il 90enne Shimon Peres, Nobel per la Pace e il volto più amabile di Israele, che ha chiuso così la carriera politica più lunga della storia del suo Paese. Il passaggio di consegne è avvenuto nel corso di una cerimonia di investitura in Parlamento, di fronte alle massime autorità del Paese. Decimo presidente di Israele, Rivlin si oppone con forza alla soluzione dei «due popoli, due stati», la soluzione intorno cui le due parti trattano - senza risultati - dal 1974, ma è stato allo stesso tempo paladino delle minoranze in Israle, a partire dagli arabi-israeliani. La cerimonia nella Knesset è stata ridimensionata dalla situazione di guerra. Rivlin ha detto che Israele non cederà ad Hamas: «Siamo qui riuniti non solo perché la legge lo richiede, ma anche per mandare un chiaro messaggio ai nostri nemici: non ci avete surclassato e non lo farete. I terroristi di Hamas possono scavare tunnel, sparare vicino alle scuole, usare i civili come scudi umani ma questo terrorismo non ci spingerà indietro, non indebolirà il nostro spirito - ha detto poche ore dopo il bombardamento della scuola a Beit Hanun - non ci stiamo battendo contro i palestinesi, né siamo in guerra contro l’Islam; stiamo combattendo il terrorismo». Hamas con Fauzi Barhum, replica definendo: «L’attacco alla scuola dell’Onu a Beit Hanun un crimine di guerra e la prova che anche le strutture internazionali non sono al riparo dall’aggressione israeliana. Hamas non consentirà che questo incidente passi senza risposta». Un muro contro muro, accuse reciproche che allontanano una una tregua, necessaria quanto meno a far arrivare gli aiuti umanitari nelle zone colpite. Sopra a tutto, la testimonianza del capo progetto di Medici Senza Frontiere, Nicolas Palarus: «Ormai qui a Gaza tutto è a rischio. Dopo che hanno bombardato l’ospedale al-Aqsa e la scuola dell’Unrwa, nessun posto è sicuro, neanche l’ospedale al-Shifa. La principale difficoltà è muoversi - racconta all’agenzia stampa La Presse - ogni movimento è difficile e rischioso. Non possiamo pianificare i movimenti». Medici Senza Frontiere dispone di una clinica a Gaza, che lavora da anni per la popolazione locale. È ad appena ottocentro metri dall'ospedale al-Shifa. Attaccato c'è l'ufficio dell'organizzazione umanitaria. È lì che dorme lo staff: nove persone in tutto, incluso Palarus. Alcuni francesi, un italiano, qualcuno da Nuova Zelanda e Australia. «Viviamo in una struttura che si suppone sia sicura - spiega -. Abbiamo anche dato le coordinate gps agli israeliani. Ma ho detto al mio team di tenere presente che nessun posto è sicuro e che anche quello potrebbe essere colpito. La mia sensazione è che persino lo Shifa potrebbe essere bombardato». In serata, una flebile speranza con il capo dell’ufficio politico di Hamas, Khaled Meshaal, secondo il quale Hamas è pronto a firmare un accordo per il cessate il fuoco a patto che Israele metta fine al blocco di Gaza: «Cerchiamo il pieno impegno internazionale per mettere fine all’aggressione e all’assedio di Gaza», ha detto Meshal, aggiungendo che l’interesse di Hamas è che vi siano «vere garanzie della fine dell’assedio».

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