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Prove di tregua Hamas-Israele. Blocco navale, Tel Aviv non molla

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Mentre l’offensiva israeliana Gaza, giunta al 16esimo giorno, ha portato il totale - del tutto provvisorio - delle vittime palestinesi a 685 (54 ieri) e quelle israeliane a quota 34 (32 soldati di cui 5 ieri), giungono notizie contrastanti dai palestinesi sulla possibilità di una tregua. In serata Hamas, per bocca del capo dell’ufficio politico di Hamas, Khaled Meshaal, ha annunciato di essere pronta ad accettare una tregua umanitaria ma solo ed esclusivamente se prima Israele toglierà il blocco all’enclave costiera. Solo allora, al temine di trattative esaustive, Hamas sarà pronta ad una tregua umanitaria. Una richiesta che Israele difficilmente potrà accettare. In precedenza, invece, il capo negoziatore dell’Anp e consigliere di Abu Mazen, Saeb Erekat, aveva annunciato l’entrata in vigore imminente di un cessate il fuoco. In questo caos il Consiglio Onu per i Diritti umani di Ginevra ha votato a maggioranza (contrari Usa e astenuti tutti gli europei, a partire dall’Italia) l’apertura di una commissione di inchiesta sugli eventuali crimini compiuti da Israele a Gaza. Risoluzione presentata dai palestinesi e che non fa alcun riferimento a possibili coresponsabiltà di Hamas. Voto, che segue la tradizione di condanne contro Israele, e che il premier Benjamin Netanyahu ha liquidato come «una farsa». Ieri mattina, tra l’altro, l’Alto commissario per i diritti umani Onu, Navi Pillay, in apertura della riunione a Ginevra aveva esplicitamente avvertito che non solo Israele ma anche Hamas e gli altri gruppi attivi a Gaza potrebbero rischiare di vedersi accusare di violazioni e crimini di guerra. Intanto la giornata è stata segnata dal prolungamento dell’isolamento di fatto del territorio israeliano. Dopo il razzo che martedì è caduto in prossimità dell’aeroporto di Tel Aviv, per il secondo giorno di seguito le autorità Usa ed Ue per la sicurezza al volo hanno ordinato alle compagnie aeree di non volare o decollare dallo scalo Ben Gurion. Hamas ha esultato sostenendo che aver provocato «la chiusura dello spazio aereo israeliano è una grande vittoria». Sul fronte diplomatico il segretario di Stato americano John Kerry ed il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon continuano la spola tra le diverse parti. Kerry ha chiarito che «certamente sono stati fatti dei passi avanti ma c’è ancora del lavoro da fare». Sul terreno l’unica nota positiva è stata la breve tregia di due ore ottenuta dalla Croce Rossa che è intervenuta in tre zone della Striscia di Gaza per portare soccorsi Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha avuto nel pomeriggio una conversazione telefonica con il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Al centro del colloquio, riferiscono fonti interne a Palazzo Chigi, proprio la drammatica situazione mediorientale. Il ministro degli Esteri, Federica Mogherini, ha avuto invece colloqui sulla situazione in Medio Oriente con Tony Blair e con il ministro degli Esteri britannico Philip Hammond. Mogherini ha sentito telefonicamente l’inviato del quartetto in Medio Oriente per un confronto sul suo recente giro nella Regione. Con Hammond, che si appresta a partire per Israele, il ministro ha avuto un incontro bilaterale a margine della ministeriale Ue-Asean a Bruxelles e anche con lui ha discusso degli ultimi drammatici sviluppi in Israele e a Gaza.

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