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Non è finita. Ora due anni di lavori con l’incubo ambientale

Dopo la partenza della Concordia dovranno iniziare i lavori per smantellare la piattaforma subacquea, ma in molti temono nuovi danni ai fondali

ISOLA DEL GIGLIO «Dalla Concordia hanno tirato fuori 105mila tonnellate d’acqua, io ne avrò bevuta la stessa quantità dal 14 luglio a oggi». Scherza Sergio Ortelli, sindaco del Giglio, ma per lui sono stati giorni convulsi e ricchi d’ansia quelli trascorsi dal rigalleggiamento del relitto fino alla sua partenza per il porto di Genova Voltri, ieri mattina. «Apprensione, stress, fatica, come se si fosse sposata mia figlia, ma poi, alla sera, che vuoto di soddisfazione...». E adesso? Il primo cittadino dell’isola è ottimista: «Via la nave, si riparte con i ritmi che avevamo prima». Però, anche se il Giglio si ritrova senza il suo ingombrante ospite, i lavori non sono finiti del tutto, e una discreta folla di tecnici, sommozzatori, operai continuerà a popolare questo fazzoletto di terra nel Tirreno. Le analisi delle acque e i monitoraggi proseguiranno. E dovranno essere avviate da subito le attività di ripristino ambientale, con la verifica dei fondali. Per le operazioni di rimozione della nave, intorno al relitto, sono state costruite torri di ancoraggio, assieme al falso fondale sul quale si è fatta poggiare la Concordia al momento della sua rotazione. Un’opera subacquea costituita da sei piattaforme d’acciaio (larghe fino a 40 metri) e sacchi di una speciale malta cementizia (12mila metri cubi il volume totale), che sono stati installati sulla roccia per riempire il vuoto tra due speroni, uno a poppa e uno a prua, su cui poggiava lo scafo all’inizio. Sul fondale di granito sono state eseguite anche 21 trivellazioni per inserire i pali di sostegno. Adesso, per prima cosa, cominceranno i test relativi alla rimozione dei sacchi. Perché tutta la struttura verrà rimossa, nonostante alcuni cittadini abbiano iniziato a raccogliere le firme per evitare che ciò avvenga. Non vogliono altri due anni di lavori, che inciderebbero, a loro dire, su un fondale nel quale si sta ricreando un habitat sottomarino ricco di vita, con le alghe e le specie ittiche che prima del disastro del 2012 popolavano quelle che era una vera calamita per gli amanti delle immersioni. «Costa Crociere sta portando avanti una manifestazione di interesse, l’attività di bonifica di Punta Gabbianara ci sarà, e dovrà essere completamente riappaltata - spiega Ortelli - la gara inizierà verosimilmente ad agosto». Si sarebbero già candidati il Titan-Micoperi, lo stesso consorzio che ha seguito i lavori di rimozione del relitto, e la Tito Neri, che aveva collaborato alla fase di recupero del carburante. Il sindaco è convinto che andrà tutto per il meglio. Dice che le analisi ambientali attuali stanno dando ottimi risultati. «È un falso mito che la nave abbia portato soldi e turisti – spiega –. Sono arrivati i curiosi, ma in tanti, tra i turisti fidelizzati e quelli che qui hanno una seconda abitazione, non sono più venuti proprio per la paura dell’inquinamento delle acque. Ma torneranno».

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