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Il Giglio saluta il gigante maledetto (VIDEO)

La Concordia abbandona il luogo del naufragio. Sul molo abitanti e tecnici commossi. Tutti ricordano le 32 vittime LEGGI ANCHE Non è finita. Ora due anni di lavori con l’incubo ambientale

ISOLA DEL GIGLIO Il gigante ferito se n’è andato. «Spiaggiato» per due anni e mezzo a Punta Gabbianara, dove aveva preso il posto dei gabbiani (come suggerisce il nome della parte costiera dell’isola dove è avvenuto il naufragio), il relitto della Costa Concordia ieri ha lasciato per sempre il Giglio. Ingabbiato tra due file di 30 cassoni alti come palazzi di sette piani, necessari per il galleggiamento, ha preso la via di Genova. Come un malato su una barella destinato a nessuna guarigione. È tornato a muoversi, ma trainato di peso verso la demolizione. Mancherà agli abitanti del Giglio, questo ospite di 300 metri di lunghezza e 72.500 tonnellate. «In fondo avevamo fatto l’abitudine alla sua presenza». Al porto, nei bar, nei negozi non si parla d’altro. Però, «era come avere un peso sullo stomaco». Ora tutto sarebbe più leggero, se a gravare sugli animi non ci fosse il ricordo delle 32 due vittime di quel maledetto 13 gennaio 2012. È rimasto ancora un corpo da rintracciare, chissà dove, quello del giovane indiano Russel Rebello. A lui, e a Israel Franco Moreno, il sub morto per un taglio al ventre durante i lavori di ancoraggio di un cassone lo scorso primo febbraio, è andato il pensiero del capo della Protezione civile Franco Gabrielli, delegato del governo per gestire l’emergenza, che ha chiesto «sobrietà» nell’accompagnare la soddisfazione per il successo di un’operazione che nessuno aveva mai tentato prima, costata oltre un miliardo di euro. Sull’isola ieri è arrivato anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio. Lungo il molo, ad attendere la partenza del convoglio, c’erano alcuni superstiti, e i parenti delle vittime. E poi una folla di turisti, curiosi e gigliesi visibilmente emozionati. Qualcuno un po’ dispiaciuto. In questi 30 mesi di lavori, i 500 tecnici del Titan-Micoperi, il consorzio che ha curato la rimozione, sono diventati familiari agli appena 1.400 residenti dell’isola. Sono nati anche degli amori. Ieri questo strano incantesimo si è rotto. A svegliare tutti, le sirene delle barche del porto, e poi le campane della chiesa in festa. La partenza ufficiale, in anticipo sui tempi, è scattata alle 11. Dalle prime ore del mattino sono cominciate le attività preparatorie e i controlli. Dopo l’arrivo dell’ultimo traghetto sull’isola, alle 8.30, si è iniziato a scollegare i cavi di ormeggio, per poi far ruotare il relitto verso il mare aperto. L’ultimo a scendere dalla nave è stato Franco Porcellacchia, responsabile Costa del progetto. Il suo abbraccio con Gabrielli ha sfiorato le lacrime. Immersa inizialmente di 17,6 metri (dovrà arrivare a 18,5 durante il viaggio), la nave ha raggiunto sei miglia dalla costa in un’ora. Viaggia a soli due nodi di velocità. Lentissima, come un cetaceo anchilosato, procede solenne verso la Liguria. A prua i due rimorchiatori, intorno le altre 12 navi di appoggio, pronte a intervenire in caso di sversamenti o perdite di oggetti. A poppa il Tricolore ha sostituito la bandiera blu che indicava il via libera al viaggio: la Concordia ancora batte bandiera italiana. Sotto il frastuono degli elicotteri e il sole che finalmente è arrivato, l’acqua del Giglio si agitava, ancora verdissima, come è sua natura.   SEGUI IN DIRETTA LA ROTTA DELLA CONCORDIA

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