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Caso Ilva, sei anni e mezzo a Roberto Riva

La famiglia Riva è sempre più lontana dall’Ilva di Taranto mentre si avvicinano gli indiani di Arcelor-Mittal. Nel giorno in cui Fabio Riva, figlio del patron Emilio scomparso di recente, viene...

La famiglia Riva è sempre più lontana dall’Ilva di Taranto mentre si avvicinano gli indiani di Arcelor-Mittal. Nel giorno in cui Fabio Riva, figlio del patron Emilio scomparso di recente, viene condannato dal Tribunale di Milano a 6 anni e sei mesi di detenzione e una multa di 1,5 milioni per disastro ambientale, si inseguono le notizie che hanno un segno preciso: il destino della più grande acciaieria d’Europa non è più in mano alla dinastia bensì al governo e alle banche. Come dice il ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi «il rilancio del gruppo Ilva deve passare attraverso una soluzione industriale con una nuova compagine azionaria». Sono in arrivo quattro-cinque manifestazioni di interesse a livello internazionale, «compresa quella di ArcelorMittal, ma anche di aziende italiane». Il ministro parla nella conferenza stampa al termine del consiglio informale Ue dei ministri dell’Industria. «Per l’Ilva l’esigenza primaria è di mettere in sicurezza la liquidità immediata. Serve stabilizzare l’azienda e proiettarla verso una nuova compagine azionaria con una soluzione industriale. Ilva può stare sui mercati perchè è competitiva». A questo proposito «ci sono alcune manifestazioni di interesse che stanno arrivando a livello internazionale». ArcelorMittal resta uno degli interlocutori a uno stadio più avanzato, ma ce ne sono anche altri. «Ce ne sono almeno 4 o 5». Il ministro ha quindi sottolineato che si tratta di «manifestazioni di interesse serie, serissime». Per il governo, comunque «l’urgenza primaria era mettere in sicurezza la liquidità» del polo siderurgico «ed è quello che stiamo cercando di fare». A questo proposito il commissario straordinario dell’Ilva Piero Gnudi ha detto che il pool di banche creditrici è disponibile a concedere un prestito ponte per un importo probabilmente inferiore ai 650 milioni di già richiesti. «Stiamo trattando. La cifra probabilmente sarà inferiore ma la disponibilità delle banche c’è», ha detto Gnudi parlando ai cronisti a margine di un evento a Bologna. «I 650 milioni servono a raggiungere certi obiettivi. Ridimensionandoli si riduce la cifra», ha aggiunto l’ex ministro, nominato il mese scorso alla guida dell’azienda, commissariata un anno fa per attuare la bonifica.

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