Ho trovato i poveri resti della piccola bimba, abbracciata al padre e molti altri. Ho svolto sei operazioni , per 65 giorni in totale, fino ad ottobre 2013, quando abbiamo trovato il corpo della penultima persona dispersa. Come nelle trincee della Grande Guerra si sentivano le esplosioni, qui provocate per aprire varchi artificiali, si correva il rischio di essere sepolti dai detriti, di perdersi, si sentiva la puzza, si una puzza bestiale, come quella che respiravano i fanti nelle trincee cento anni fa. Al Giglio, come avveniva tra i soldati in grigioverde che pativano sofferenze comuni, s’è instaurato un incredibile rapporto di solidarietà tra noi colleghi, diventando amici fraterni, anche con i fantastici abitanti dell’isola, che ci han sempre aiutati, per quel che potevano, s’è creato un rapporto speciale. Le condizioni erano molto difficili, dormire nelle scialuppe ormai vuote ormeggiate nel porto, mangiare le razioni da sopravvivenza delle stesse, entrare nella nave rovesciata, ove i pavimenti s’erano trasformati in pareti e viceversa, col rischio che il relitto, in bilico sulla scarpata sottomarina, scivolasse in profondità con tutto ciò che era dentro, noi compresi. Abbiamo salvato gli sposini coreani, il commissario di bordo, poi non c’era più nessuno da salvare, solo la difficilissima ricerca delle vittime. Un lavoro complicato, svolto da noi Vigili del Fuoco e dagli altri soccorritori. Quando ero bambino mio padre mi portava in gita tra le trincee ed i «fifaus», i ricoveri sotterranei scavati con fatica nella roccia dai soldati sardi, calabresi, siciliani, toscani, veneti, per scampare ai terribili bombardamenti a tappeto che duravano giorni, prima che venisse sferrato l’attacco. La vita mi ha portato a diventare un sommozzatore dei Vigili del Fuoco e la mia guerra è cominciata il 14 gennaio 2012, il giorno successivo all’affondamento della nave da crociera Costa Concordia, sulla costa dell’Isola del Giglio. Io appartengo ad una unità speciale e con i miei colleghi siamo intervenuti fin da subito. Questa è stata la mia guerra, una guerra di pace, per salvare qualcuno, per dare un magro conforto ai famigliari delle vittime, senza medaglie, senza colpire un nemico, se non la nave ormai inerte , che ben nascondeva i suoi segreti e tuttora, nonostante i nostri sforzi, oltre ogni umana possibilità, ancora una persona cela nel suo ventre. * Vigile del Fuoco sommozzatore nucleo di Vicenza
«Io, sott’acqua, fra cadaveri galleggianti»
Francesco Boaria* Ho trovato i poveri resti della piccola bimba, abbracciata al padre e molti altri. Ho svolto sei operazioni , per 65 giorni in totale, fino ad ottobre 2013, quando abbiamo trovato...
