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Fanella, il giallo dei diamanti «tagliati»

Perizia dei pm sul valore e la provenienza dei preziosi trovati al broker ucciso. A casa del sequestratore pietre di qualità maggiore. I ricettatori hanno un nome

Si è parlato di milioni di euro. Una trentina. Divisi in 30 sacchetti. Ognuno contenenti diamanti. Si tratta del tesoro scoperto dagli investigatori a Pofi, in casa della madre di Silvio Fanella, il broker ucciso a Roma in via della Camullucia il 3 luglio scorso. Una cifra che però, finora, è solo approssimativa. Sarebbe infatti molto più alta. Il motivo? La procura che indaga sull’omicidio dell’uomo condannato nell’inchiesta Telecom-Fastweb ha disposto una consulenza per capire il reale valore di quelle pietre trovate nella casa in provincia di Frosinone, dove i carabinieri del Ros hanno trovato, in un sottotetto, una montagna di diamanti, che risulterebbero «tagliati», oltre ad orologi, preziosi e soldi contanti in euro e in dollari. Ma c’è un altro filone parallelo che sta portando avanti la magistratura di Roma: quello sul valore dei diamanti e dei gioielli trovati invece nell’abitazione di Roberto Macori, uno dei tre fermati per il tentativo di sequestro di Fanella avvenuto nel 2012. Sì, perché, anche nell’appartamento del presunto rapitore, i militari hanno portato via, oltre a gioielli, anche altri diamanti. E questi, da una prima valutazione, sarebbero di qualità superiore rispetto a quelli che invece erano nella casa del genitore di Fanella. Al centro dell’indagine, oltre al valore delle pietre preziose, anche la provenienza e la lavorazione. E dunque anche ai ricettatori, che sarebbero stati già individuati. Proprio dalla lavorazione, infatti, sarebbe possibile capire sia dove sono stati presi sia chi li ha lavorati. E perché Macori aveva gioielli più preziosi. Una serie di domande alle quali sarà possibile avere una risposta nei prossimi giorni, quando i pm riceveranno i risultati della consulenza. Anche Macori era finito nell’inchiesta Telecom, in quanto Fanella avrebbe dovuto rivelare dove erano nascosti i milioni di euro che si era nascosto nel corso della truffa Telecom. Macori finisce nell’indagine per essere uno dei soggetti che si sarebbero adoperati per il «trasferimento delle somme indebitamente sottratte all’erario», occupandosi anche del «relativo reinvestimento in attività lecite e illecite». Il piano studiato da Macori, però, quello del sequestro nel 2012, salta. Ma dalle intercettazioni ambientali compiute nel veicolo del gruppetto lucano, si scopre l’organizzazione: due militari della Finanza infedeli avrebbero dovuto bloccare il traffico utilizzando il tesserino, mentre i tre fermati, assieme a «Piero della Banda della Magliana» avrebbero compiuto materialmente il sequestro, per farsi rivelare dove erano nascosti i milioni di euro. Inoltre, nel corso delle conversazioni, si parla anche del compenso, ben 100mila euro, oltre che del supposto coinvolgimento di soggetti «napoletani» nel sequestro. Insomma, il denaro e i diamanti («tagliati») dovrebbero essere la chiave di lettura di questo omicidio. Denaro che Fanella gestiva con grande maestria, come si legge nelle intercettazioni della Procura capitolina: «Penso de avè contato nella mia vita qualcosa come 200 miliardi». Aggiungendo che «io feci un assegno della mia vita, qualche anno fa..con la mia firma con su scritto un miliardo». «Roberto Macori non c’entra con il fallito rapimento di Fanella e tanto meno con l’omicidio», ha dichiarato la difesa.

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