È presto per cantar vittoria, ma Martino Scialpi ricomincia a sperare di incassare la vincita che aspetta dal 29 ottobre del 1981, il giorno in cui ha scoperto di aver fatto tredici al Totocalcio. La somma, che si aggira sui 2 milioni 300 mila euro, non gli è mai stata corrisposta dal Coni, che sostiene di non aver mai ricevuto negli archivi di Bari e Roma né la matrice né lo spoglio della schedina. Sono indagati dalla Procura di Roma l’ex responsabile del Comitato olimpico di Bari, Mario Bernacca, il legale del Coni Luigi Condemi e l’avvocato di Taranto Enrico De Francesco. Secondo le prime ipotesi accusatorie, per le quali lo stesso pm ha chiesto l’archiviazione, i tre avrebbero esibito documenti che sapevano falsi, perché dichiarati tali da una doppia perizia fatta nell’ambito di un incidente probatorio. «Tali documenti sarebbero stati confezionati circa 12 anni dopo la vincita - spiega l’avvocato Guglielmo Boccia, difensore di Scialpi - e sono stati utilizzati dal Coni nelle cause civili in cui il mio assistito chiede il riconoscimento della vincita». Il gip, accogliendo l’opposizione della difesa, ha fissato l’udienza camerale al prossimo 4 novembre. Intanto, il 19 settembre il tribunale di Roma deciderà se procedere con il pignoramento di oltre 3 milioni sui beni riconducibili al Coni. Con 31 processi definiti con sentenza e 15 ancora pendenti, il calvario giudiziario di Scialpi fa passare in secondo piano persino Silvio Berlusconi. Ora 62enne, quel 29 ottobre del 1981 il commerciante era a Ginosa per il mercato cittadino. Decide di compilare una schedina. Quando sente i risultati alla radio, gli prende un colpo. Ha fatto 13! Mille progetti in testa: comprare casa, aprire un’azienda di abbigliamento, una sistemazione per i figli. Ma la bolla di sapone comincia presto a sgonfiarsi. La commissione del Totocalcio di Bari respinge il ricorso di Scialpi per «matrice non rinvenuta nell’archivio corazzato». Nel frattempo il commerciante viene accusato di furto e truffa aggravata, per aver rubato il bollino utilizzato per convalidare la schedina, compilata a risultati già noti. Entrambi i processi si concludono con l’assoluzione. L’autenticità della schedina è riscontrata anche dal giudice civile di Roma che il 9 febbraio 2012 ha ordinato al Coni di riconoscere al commerciante la vincita: 2.343.924 euro. Somma che lievita fino a 14 milioni di euro, nella richiesta di risarcimento dei danni pendente presso la Corte d’Appello. «Oltre a ribadire che quella ricevitoria non era autorizzata - spiega l’avvocato Boccia - chiediamo che il Coni ci fornisca i verbali che attestano che la matrice non è mai arrivata all’archivio corazzato di Bari. Lì c’è la prova del 9».
Un «13» mai pagato. Tre indagati al Coni
Matrici inesistenti e documenti falsi. Il vincitore aspetta 2,3 milioni da 33 anni
