Un'altra processione sotto accusa dopo le polemiche suscitate dall'inchino davanti alla casa del boss Giuseppe Mazzagatti durante la processione di Oppido Mamertina. È l'obolo versato da Grazia Violi, moglie dell'ottantaduenne pregiudicato Nicola Alvaro, ad avere alzato il sospetto dei carabinieri sulla processione di San Procopio. Secondo quanto riportato questa mattina dal Quotidiano della Calabria, la donna avrebbe lasciato la sua offerta al santo patrono davanti alle autorità civili e religiose. Suo marito era stato arrestato nell'ambito delle indagini sull'attentato al generale Carlo Alberto dalla Chiesa ma poi venne scagionato. Secondo quanto riportato dal quotidiano, la processione si è fermata per qualche minuto davanti alla casa di Alvaro e la moglie in quel frangente avrebbe versato il contributo spontaneo. "Baggianate, è una montatura. Gli oboli erano raccolti da un bambino che precedeva di dieci metri la processione. La processione non si è fermata se non nei punti previsti e insieme a me c'era il maresciallo dei carabinieri, al quale ho chiesto se c'erano problemi. Mi ha risposto di no altrimenti avrei sospeso tutto", spiega il sindaco Eduardo Lamberti Castronuovo. "San Procopio non ci sta!". Così inizia una lunga lettera che il sindaco, nonché assessore della Provincia di Reggio Calabria alla legalità ha indirizzato a tutte le autorità civili, militari e religiose della provincia, smentendo la ricostruzione dei fatti circa la processione di domenica scorsa. "Proprio perché i fatti di Oppido Mamertina avevano destato un clamore mediatico - dice Lamberti - in qualità di sindaco del paese di San Procopio avevo chiesto al comandante della Stazione dei Carabinieri, se ci fossero state controindicazioni o indicazioni dell'Arma per il sereno e legale svolgimento della processione del Santo Patrono dell'8 luglio scorso". "Nessun rilevo è stato fatto. Né prima e né dopo" spiega Lamberti, che durante la processione ha avuto al suo fianco il maresciallo della Benemerita a capo della locale stazione. "Tutto si è svolto serenamente senza "inchini" né "soste" ad omaggio di chicchessia". Non solo, proprio il giorno dopo il sindaco Lamberti ha scritto al comandante provinciale dell'Arma per ringraziarlo della presenza dei Carabinieri. "La processione - puntualizza Lamberti - si è fermata nei posti solo per dare respiro ai portatori". Il percorso è stato allungato solo per raggiungere la casa di riposo di recente istituzione. Quanto all'obolo, questa la puntualizzazione di Lamberti: "Gli oboli vengono raccolti da ragazzini di 10 anni che si alternano nel portare un sacchetto per le offerte dieci metri avanti della processione. E, naturalmente, non sono in grado di richiedere il certificato penale a chi fa ascendere al cielo preghiere per i defunti, siano essi mafiosi o non, accompagnandole con qualche moneta per la Chiesa". "Il paese di San Procopio si inchina solo di fronte alla religione e alle Leggi dello Stato, non davanti alla mafia che aborrisce e combatte con i mezzi della cultura". Processioni sotto osservazione. Sono diverse le processioni oggetto di informativa da parte dei carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria per il sospetto di una strumentalizzazione da parte della 'ndrangheta con "inchini" rivolti verso le abitazioni dei boss locali. Alcune di queste segnalazioni, come quella dei festeggiamenti del patrono di Scido (lo scorso marzo), sono antecedenti al caso di Oppido Mamertina che ha spinto il vescovo di Oppido-Palmi, mons. Francesco Milito, a sospendere a tempo indeterminato lo svolgimento di tutte le processioni della sua diocesi.
Nuova inchiesta, l'inchino a San Procopio
Nuovo caso sospetto alla processione di San Procopio. Il sindaco: "Ho seguito le indicazioni dei Carabinieri"
