Un appello corale per la pace e la giustizia proviene dalle principali diplomazie dei Paesi arabi in Italia e dal consigliere politico del presidente palestinese Mahmud Abbas. L’Ambasciata della Palestina a Roma ha indetto ieri una conferenza stampa sugli avvenimenti che tengono Gaza di sangue. Azione-reazione di raid e missili da ambo le parti. La catena di violenze ha come primo oggetto i giovani. Si chiamava Mohammed Hussein Abu Khudair, il 16enne torturato e poi bruciato vivo dagli estremisti israeliani con la benzina. Segue il tentato rapimento del piccolo Musa Rami Zalloun, di soli 8 anni a Beit Hanina. Alla quarta giornata di aggressioni a Gaza, mentre cresce ogni ora il numero delle vittime sulla striscia - 102, ad oggi, secondo i dati riportati - la Palestina si esprime attraverso la sua Rappresentanza in Italia. Ad aprire la conferenza, le parole di Mai Al Kaila, ambasciatrice palestinese a Roma: «Esitiamo a definire guerra quello che di fatto lo è. Si tratta di una guerra impari. Se l’esercito israeliano è la quarta potenza militare al mondo, il popolo palestinese è inerme. Gli atti di violenza compiuti dai coloni israeliani - i militari protetti da Israele - sono un’aggressione barbara nei confronti del nostro popolo e contro tutta la società civile. Un 16enne è stato bruciato vivo mentre si recava alla preghiera. Questa campagna militare conta 102 morti, 710 feriti, per un totale di 1874 incursioni compiute. È la risposta israeliana alla volontà di riconciliazione palestinese». L’ambasciatrice si rivolge alla comunità internazionale per un intervento immediato. «Chiediamo a tutto il mondo di proteggere il nostro popolo in Cisgiordania e nella striscia di Gaza», conclude. «Il negoziato con Israele è fallito». Afferma Nemer Hahmmad, consigliere del presidente palestinese Abu Mazen. «Ci appelliamo alla comunità internazionale - prosegue - come può un popolo vivere sotto continua occupazione? Hamas è parte del popolo palestinese e per questo non può essere ignorato. Non vogliamo la guerra, non ci occorrono armi pesanti. Abu Mazen ha lanciato i suoi appelli di pace, al Papa ed agli Stati Uniti. Netanyahu parla invece della sola responsabilità palestinese. Siamo ancora in attesa della liberazione dei prigionieri palestinesi dal ’94, poco dopo la Dichiarazione di Oslo». Il concetto generale che emerge dalla conferenza, è che se la radice dei conflitti è l’occupazione, continuare ad occupare non potrà che incrementare violenza. Non aggiunge molto all’oggettività dei fatti Nassif Youssef Hitti, ambasciatore della Lega araba in Italia che afferma: «La Lega araba è pronta a supportare i palestinesi per il negoziato. Se c’è violenza non ci può essere pace». Ogni rappresentante di questi Paesi è dunque fiducioso in un possibile accordo di pace. All’Italia - neoguida dell’Ue - un ruolo centrale nella mediazione dei conflitti.
Gli ambasciatori arabi «Ora Roma prema sull’Ue»
Elena Rossi Un appello corale per la pace e la giustizia proviene dalle principali diplomazie dei Paesi arabi in Italia e dal consigliere politico del presidente palestinese Mahmud Abbas. L’Ambascia...