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Quanti trucchi a quel concorso per la magistratura

Martino Villosio La procura di Roma indaga sul concorso per magistrati ordinari del 25, 26 e 27 giugno. Dopo le proteste di molti candidati per le presunte irregolarità che si sarebbero consumate...

La procura di Roma indaga sul concorso per magistrati ordinari del 25, 26 e 27 giugno. Dopo le proteste di molti candidati per le presunte irregolarità che si sarebbero consumate durante le prove scritte, in particolare nel terzo padiglione, il procuratore aggiunto Francesco Caporale ha aperto un fascicolo con modello 45. Al momento quindi non ci sono indagati e ipotesi di reato, ma sono in corso gli accertamenti e i riscontri preliminari sull’esposto presentato da un candidato nel quale vengono segnalate circostanze dubbie, come il ritrovamento su un banco dei tre codici commentati - vidimati e timbrati dai commissari - nonostante il regolamento ne vietasse l’utilizzo. All’attenzione degli inquirenti, da ieri mattina, c’è anche l’interrogazione parlamentare al ministro Orlando presentata al momento da 6 senatori di diversi schieramenti politici e che è stata acquisita. Il tutto mentre continuano ad arrivare segnalazioni firmate via mail agli avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, che a breve depositeranno un nuovo maxi esposto in procura a Roma, dettagliato e ordinato per aree tematiche. In una di queste mail - in possesso de Il Tempo - un aspirante magistrato che ha svolto la prova nel padiglione numero 7 segnala che uno dei membri era in commissione nonostante avesse già insegnato nella scuola di specializzazione per professioni legali di Torino, e che il tema della prova di diritto civile aveva lo stesso titolo di una sua monografia pubblicata nel 2012. «Ho visto due ragazze sistemate di fianco a me fare tutte e tre i temi insieme», aggiunge questo ex aspirante magistrato, «e non si sono scambiate solo qualche parola, ma hanno materialmente redatto i temi cooperando». «Signorina, taccia e torni a sedersi perché è anche nel suo interesse», avrebbe invece replicato un poliziotto a una ragazza che, durante la terza prova, aveva chiesto di poter visionare il verbale del giorno precedente per controllare che fosse stato annotato il ritrovamento dei codici commentati "sfuggiti" ai controlli. Un altro candidato segnala che il giorno 23, durante le operazioni di consegna e controllo dei codici da utilizzare durante le prove, i controllori annotavano nel registro apposito solo i nomi dei consegnatari e non i loro numeri di carta d’identità come sarebbe previsto dalle norme. «Nel mio padiglione, il numero 5», scrive ancora il giovane, «sono stati ritrovati appunti di vario genere nel water». La pioggia di mail che stanno scremando gli avvocati Bonetti e Delia gronda amarezza e disillusione. Una ragazza scrive ad esempio che, all’inizio delle prove, un membro della commissione ha detto ai candidati di non preoccuparsi dei segni di riconoscimento. «L’unica raccomandazione è non apporre il nome sui vostri fogli», avrebbe detto il commissario, «potete utilizzare la penna del colore che volete». «Per essere stata la mia prima esperienza al concorso che aspetto da una vita e per il quale ho sacrificato tutto», conclude la giovane nella mail spedita ai legali, «non so se sentirmi più indignata o delusa o amare ggiata».

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