Il presidente dell'Emilia-Romagna, Vasco Errani, è stato condannato in appello a un anno per il caso Terremerse. La sentenza della Corte d'appello di Bologna ribalta quella del processo di primo grado, dove Errani fu assolto dall'accusa di falso ideologico in atto pubblico ("Perché il fatto non sussiste") per la relazione inviata dalla Regione ai magistrati sul finanziamento da un milione di euro alla coop agricola Terremerse, guidata all'epoca dei fatti dal fratello di Errani, Giovanni. L'accusa aveva chiesto al processo d'appello, svoltosi in sede di rito abbreviato, una condanna per Errani a due anni di reclusione. La Corte d'Appello ha inoltre condannato a un anno e due mesi (due anni e due mesi erano la richiesta dell'accusa) i due dirigenti regionali Filomena Tersini e Valtiero Mazzotti, assolti in primo grado. Il legale di Errani ha annunciato il ricorso in Cassazione. "Si tratta di una sentenza a mio avviso sconcertante - ha detto l'avvocato Alessandro Gamberini - ovviamente vanno lette le motivazioni ed è giusto attenderle per capire come ha ragionato la Corte. Io rimango del parere, come ho espresso in primo grado, che Vasco Errani è innocente in questa vicenda. Non c'era niente che provasse alcuna forma di istigazione a fare il falso quindi sotto questo profilo ricorreremo in Cassazione e cercheremo di far sì che questa innocenza venga comunque dimostrata come era peraltro stata dimostrata in primo grado". Vasco Errani, per tre mandati presidente dell'Emilia-Romagna, ha annunciato le proprie dimissioni. "Mi dimetto e nel farlo rivendico il mio impegno e la mia onestà. Ho sempre messo l'istituzione davanti ad ogni altra considerazione", ha scritto in una nota arrivata nemmeno un'ora dopo la sentenza. "È un momento di amarezza. Ma per prima cosa non parlo di me. Parlo della Regione, perché il mio compito è tutelare l'istituzione, il suo onore, la realtà pulita e di esempio a tanti che è questa Emilia-Romagna. Ho sempre messo l'istituzione davanti ad ogni altra considerazione e non cambio ora". Adesso, chiede, "non si faccia nessuna confusione: quanto subisco io personalmente non diventi fango per l'Istituzione. Per questo intendo rassegnare subito le mie dimissioni, e nel farlo rivendico il mio impegno e la mia onestà lungo tutti questi anni. E la mia piena innocenza anche in questo fatto specifico. Piena innocenza". Dunque, conclude, "annuncio subito che presenterò ricorso affinché prevalga questa semplice verità. Le mie dimissioni sono dunque puramente un gesto di responsabilità". Ad esse "unisco il ringraziamento a collaboratori, Istituzioni, organi dello Stato, forze sociali ed economiche, perchè con tutti c'è stata una collaborazione significativa e costruttiva. A tutti, ancora grazie ed un augurio di buon lavoro". La vicenda. La vicenda giudiziaria prende avvio nel 2012 quando la Procura di Bologna apre l'indagine a carico del fratello di Errani, Giovanni, accusato di truffa aggravata ai danni della Regione Emilia Romagna. Al centro dell'inchiesta vi è un finanziamento da 1 milione di euro, per la costruzione di una cantina agricola, che Viale Aldo Moro aveva assegnato alla cooperativa Terremerse nel 2006, quando l'attività era guidata, appunto, da Giovanni Errani. Prima ancora dell'apertura dell'inchiesta, per chiarire i contorni della vicenda e l'operato della Regione, Errani inviò agli inquirenti, con una sua lettera di accompagnamento, una relazione sulla regolarità dell'operazione redatta da Mazzotti e Terzini. Ma è questo il documento che si rileva un boomerang, secondo gli inquirenti. Sulla base degli elementi contenuti nella relazione, la Procura nel 2012 chiede infatti il rinvio a giudizio per Errani che, in sede di rito abbreviato, l'8 novembre scorso, viene assolto. Il 18 febbraio 2013 la Procura di Bologna fa ricorso contro l'assoluzione. Ricorso accolto oggi dalla Corte d'Appello che ha condannato Errani senza alcuna interdizione dai pubblici uffici. Le reazioni Pd e 5 Stelle. Commentando la sentenza, Pier Luigi Bersani ha dichiarato: "Chiunque conosca Errani non può dubitare della sua onestà e della sua correttezza. Con tutto il rispetto che si deve alle sentenze, si dovrà dare rispetto anche alle convinzioni profonde di chi ha avuto a che fare con Errani", che è "una persona perbene e il miglior presidente che l'Emilia Romagna abbia avuto". Alle parole di Mersani è seguito l'invito della Segreteria nazionale Pd a ritirare le dimissioni: "Proprio le parole con cui ha motivato la sua decisione dimostrano il suo senso dello Stato e delle istituzioni - si legge in una nota del partito - Tutto il Pd conferma la stima nei suoi confronti e nel lavoro svolto in questi anni al servizio dei cittadini e della Regione". Durissima, invece, la reazione del Movimento 5 Stelle. "Di fronte alla condanna per falso ideologico del presidente della Regione Emilia-Romagna, non bastano le sue dimissioni da presidente della Regione" scrivono in una nota congiunta i parlamentari grillini di Camera e Senato eletti in Emilia Romagna, "Errani deve lasciare ogni incarico, incluso quello di Commissario per la ricostruzione post-terremoto, ruolo delicatissimo che non può essere ricoperto da un condannato. Al tempo stesso chiediamo le elezioni immediate per la Regione. Subito alle urne". Se le dimissioni di Errani restano sub judice dopo la richiesta della Segreteria nazionale del Pd, la sua condanna rappresenta di fatto un terremoto politico per la Regione. Non si può escludere il commissariamento. Beppe Grillo, con un tweet, chiede le elezioni. Nello stesso senso il capogruppo del Movimento 5 Stelle in Emilia Romagna, Andrea De Franceschi, per il quale l'Emilia-Romagna non può permettersi un commissariamento adesso "visto tutto ciò che c'è in ballo, in primis l'approvazione del Piano Rifiuti, del Piano di Sviluppo rurale, quello dei Trasporti e quello Energetico regionale. Tutte scelte politiche di lungo corso che incideranno sui decenni a venire e che non può certo prendere un Commissario".
Caso Terremerse, Vasco Errani condannato a un anno. Si è dimesso
La segreteria Pd: "Ci ripensi". Il presidente dell'Emilia-Romagna, accusato di falso ideologico, considerato colpevole per aver favorito la coop agricola guidata da suo fratello Giovanni.
