Un sintomo evidente della sudditanza del territorio nei confronti della criminalità, secondo il capo della Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho. Solo un rallentamento del corteo dovuto alla manovra necessaria per girare la vara della Madonna portata in processione, come da pratica consolidata, secondo l'amministrazione comunale di Oppido Mamertina. Un inaccettabile inchino per omaggiare Giuseppe Mazzagatti, secondo il maresciallo dei Carabinieri e i due militari che lunedì hanno abbandonato con sdegno la funzione religiosa quando la statua della Madonna delle Grazie si è fermata di fronte l'abitazione dell'anziano boss della 'ndragheta, che in quella casa sconta i domiciliari per motivi di salute. La polemica esplode. Il Papa scomunica i mafiosi e la processione si trasforma in un omaggio al potere della criminalità organizzata. Ma non c'è chiarezza. Proprio per questo la Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria ha deciso di avviare un'indagine sull'accaduto. Il sindaco di Oppido Mamertina, Domenico Giannetta, ha provato a smontare la bolla. In un comunicato, ha spiegato di essersi recato da uno dei sacerdoti presenti alla processione a chiedere delucidazioni: “La risposta ricevuta è stata che tale ritualità di ruotare la vara verso il corso Aspromonte è prassi consolidata da oltre trent'anni perché la Madonna durante il corteo non attraversava e non attraversa quel tratto di paese. Tutto ciò da sempre in presenza delle autorità civili, ecclesiastiche e delle medesime autorità militari”. L'europarlamentare Pina Picierno (Pd) chiede le dimissioni del sindaco dem per non aver chiesto che la processione venisse sospesa. L'amministrazione comunale spiega che, “qualora dovessero emergere in capo a terzi reati da cui si evince che il significato del gesto reiterato nel corso degli anni era rendere riverenza alla criminalità organizzata”, il Comune si costituirà parte civile nel procedimento a loro carico, “in quanto è stato leso il decoro, la dignità e l'immagine di tutti i cittadini onesti e laboriosi della comunità”. Le autorità ecclesiastiche sono meno accondiscendenti. Il vescovo di Oppida Mamertina-Palmi, monsignor Francesco Milito, ribadisce la sua condanna: “Netta riprovazione dell'inconsulto e temerario gesto di blasfema devozione che va all'opposto di quella dovuta alla Madre di Dio. Chi è riuscito a compierlo, e a ritentarlo, è chiaramente lontano da ogni pur minimo spirito di fede pura, retta e autentica. Se neanche le parole pronunciate da Papa Francesco appena qualche settimana fa, con una condanna da tutti comprensibile nella sua incisiva chiarezza, sono riuscite a far da freno, è segno che l'indurimento e l'ottundimento di alcune coscienze sono sotto il livello di guardia”. Proprio con riguardo a quelle parole, pronunciate in Calabria, a Cassano allo Jonio, gli affiliati detenuti nel carcere di Larino, in Molise, hanno annunciato, quasi offesi, uno “sciopero della Messa”, riferendo al cappellano la volontà di non partecipare alle funzioni religiose, come attività inutile dopo la scomunica. Segno che le dure parole del Papa stanno scuotendo la comunità 'ndranghetista, legata alla religione cattolica da logiche ambigue, condannate senza appello dall'arcivescovo di Cosenza Salvatore Nunnari, che è anche il presidente della Conferenza episcopale calabra. “Avrei preferito che il prete fosse scappato insieme ai carabinieri”, ha detto l'arcivescovo, specificando che il significato delle sue parole è da interpretare nella funzione educativa della Chiesa che deve “precedere” e non seguire tali azioni. Nunnari ha affermato che in casi simili “come vescovi dobbiamo proibire processioni perché si crei nuova sensibilità di fronte alla pietà popolare” e, riferendosi principalmente ai problemi già sorti in passato per le infiltrazioni della 'ndrangheta nella scelta dei portatori della vara, ha fatto un richiamo ai laici che “non si lasciano guidare dai parroci e dalla Chiesa”. Nunnari ha deciso di convocare tutti i vescovi calabresi per dare indicazioni pastorali alla luce dell'episodio di Oppido Mamertina. La Chiesa calabrese si sta interrogando da diversi mesi sulle azioni da fare per prendere le distanze ed educare anche i parroci. La scorsa settimana l'arcivescovo di Reggio Calabria, Giuseppe Fiorini Morosini, ne ha parlato con Papa Francesco, al quale aveva spedito una lettera sull'argomento. L'idea è addirittura quella di sospendere le figura del padrino ai battesimi e alle cresime per evitare che venga attribuito a questo gesto un significato non sacro. Il parroco della Madonna delle Grazie di Oppido Mamertina è finito nell'occhio del ciclone. E le polemiche su Don Benedetto Rustico si sono aggravate dopo che il Fatto ha pubblicato un video dal quale si apprende che il parroco avrebbe invitato a “prendere a schiaffi” il giornalista del quotidiano in fondo alla Chiesa, che è stato poi aggredito verbalmente dai fedeli e invitato ad allontanarsi in malo modo. E' di sdegno la reazione dell'Ordine dei giornalisti della Calabria. Domenica Mazzagatti, figlia del boss Giuseppe, dice: “Non c'è stato niente di anomalo. Qui non c'è 'ndrangheta né niente. Hanno detto solo falsità. Sono orgogliosa dei miei familiari, di mio padre, di chiamarmi Domenica Mazzagatti. Sono orgogliosa di mio fratello e dei miei nipoti. Si sono sempre fatti i fatti loro, avevano un lavoro e li hanno distrutti. Ho chiesto alla Madonna della Grazia di liberarli perché sono tutti innocenti. Il Signore chiede vendetta”.
Processione-choc, la Procura distrettuale antimafia apre un'inchiesta
Polemiche sul parroco che chiede ai fedeli di prendere a schiaffi un giornalista (VIDEO). Il capo dei vescovi calabresi. "Il prete doveva scappare con i carabinieri". La figlia del boss: "Solo falsità"
