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«Donatoni non fu ucciso da fuoco amico»

Sequestro Soffiantini, ribaltate le conclusioni sulla morte dell’ispettore dei Nocs

Sui reperti a suo tempo prelevati al bivio di Riofreddo non c’è il sangue di Samuele Donatoni, l’ispettore dei Nocs colpito a morte nel fallito blitz del 17 ottobre 1997 per liberare l’imprenditore Giuseppe Soffiantini. Le uniche tracce biologiche trovate sono quelle lasciate da capre e pecore. Si può sintetizzare così l’ultima novità nell’inchiesta romana sui 5 colleghi di Samuele accusati di nascondere una scomoda verità su quella notte, e cioè che il giovane agente sarebbe stato ucciso non dai rapitori ma dal «fuoco amico». Negli ultimi 9 anni un puntello a questa ipotesi sono state le macchie di sangue fotografate ad alcuni metri di distanza dal punto esatto in cui fu ritrovato l’ispettore. La prova di un possibile trascinamento del corpo dalla posizione originaria per depistare le indagini e coprire l’errore. La spia della messinscena, secondo il giudice Mario Almerighi che nel 2005 assolse dall’accusa di concorso nell’omicidio di Samuele uno dei carcerieri di Soffiantini ribaltando la verità giudiziaria sulla vicenda. Ora si scopre che una consulenza ematologica commissionata nel luglio 2013 dai magistrati al professor Giuseppe Novelli, esaminati una trentina di reperti prelevati a Riofreddo in cerca di profili genetici riconducibili a Donatoni, ha trovato solo sangue animale. I pm che devono verificare l’ipotesi scolpita nella sentenza Almerighi volevano sapere se sulle pietre, sul fogliame, sui pezzi di piastrella e calcestruzzo, sul materiale vegetale e sui mozziconi di sigaretta repertati ci fossero tracce biologiche umane. Il perito avrebbe anche dovuto compararle con il dna dei familiari di Samuele Donatoni. In caso di corrispondenza, l’ipotesi di uno spostamento del corpo avrebbe ricevuto indizi di conferma. I parenti dell’ispettore non sono stati però nemmeno convocati, perché su quei materiali il sangue del povero Samuele semplicemente non c’è. Le uniche tracce trovate sui reperti contengono il profilo genetico di ovini. Per i compagni del giovane agente è la prima boccata di ossigeno, dopo anni di accuse e di sentenze che hanno sposato la tesi del «fuoco amico». Una valanga innescata dal verdetto con cui la Corte d’assise di Roma assolse Giovanni Farina, uno dei carcerieri di Soffiantini processato dopo che gli altri rapitori erano già stati condannati in via definitiva anche per l’omicidio Donatoni. Almerighi, dopo aver commissionato una super perizia balistica, scrisse che a Riofreddo ci fu la «precisa volontà di nascondere la verità». È presto per capire se l’ultima consulenza ha allontanato chi indaga da quelle clamorose conclusioni. L’inchiesta però sarebbe ormai prossima alla chiusura.

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