Si indaga nella vita privata, tra gli amici e i conoscenti di Silvio Fanella per risalire ai due killer del commando che giovedì mattina a Roma ha ucciso il broker. Gli investigatori non escludono nessuna pista, anche se l’omicidio non sembra maturato in ambienti vicini al «cassiere» della banda dell’uomo d’affari napoletano Gennaro Mokbel. Le relazioni di Fanella, infatti, sono state passate al setaccio e si orientano anche verso persone che non orbitano nel giro d’affari che ha portato al suo arresto. Chi indaga ha ripreso in mano anche le vecchie ordinanze della vicenda legata al maxiriciclaggio «Telecom Italia Sparkle–Fastweb», convincendosi che l’omicidio di Fanella potrebbe non essere legato alla spartizione di un bottino che l’uomo aveva nascosto. I soldi e i gioielli sarebbero stati comunque l’obiettivo di un tentato sequestro, ma forse non da parte di chi in passato ha avuto a che fare con la truffa legata a Gennaro Mokbel. I due killer ricercati, infatti, potrebbero essere legati a Fanella, ma per altre vie: da quelle di «amicizia» a confidenti che avrebbero saputo del tesoro che nascondeva Fanella. Il commando, di cui fa parte anche Giovanni Battista Ceniti, il 29enne originario di Genova e ferito durante la sparatoria in via Gandolfi, era composto da persone che forse Fanella conosceva bene, ma per altri motivi. I killer, quindi, erano anche a conoscenza del tesoro che il broker aveva e volevano entrarne in possesso. Dalle indagini è inoltre emerso che gli assassini, quando hanno fatto irruzione nell’appartamento, erano sotto effetto di sostanze stupefacenti, probabilmente cocaina. Tutti elementi, questi, che tracciano un identikit più particolareggiato. Dopo l’omicidio, infatti, nell’abitazione è stato rinvenuto uno zaino che conteneva fascette e cerotti da utilizzare per l’eventuale sequestro, e alcune dosi di cocaina. La droga, inoltre, potrebbe anche aver contribuito a far sbagliare i rapitori. I killer sarebbero anche piuttosto giovani e avrebbero un’età compresa tra i 20 e i 30 anni. In ogni caso gli investigatori vogliono fare luce anche su un altro aspetto di questa vicenda, che potrebbe chiarire aspetti del giallo. I due fuggitivi, infatti, dopo aver abbandonato la Fiat Croma grigia in via Premuda, avrebbero potuto trovare sempre in zona altri complici con i quali completare la fuga. Forse ad attenderli c’era un’altra vettura, con altre persone che hanno portato via il commando.
Chi ha impugnato la pistola ha 30 anni
I volti ripresi dalle telecamere che si trovano nel luogo dove hanno abbandonato la vettura
