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Schettino dà la colpa al suo timoniere

Per la difesa sono stati eseguiti male gli ordini

La colpa non è stata sua. La Concordia non è naufragata per una manovra azzardata del suo comandante. È questa la difesa di Francesco Schettino davanti al tribunale di Grosseto. I 32 morti nelle acque del Giglio non sarebbero colpa sua. Per Schettino il responsabile è un altro: il timoniere. I difensori dell’ex comandante hanno tentato di dimostrare che se l’indonesiano Jacob Rusli Bin, al timone della Concordia, avesse compreso ed eseguito bene gli ordini di Schettino, quando la nave era ormai a poca distanza dall’isola, la manovra di emergenza sarebbe potuta andare a buon fine. Secondo i legali, infatti, la nave avrebbe potuto scansare gli scogli addirittura di 19,20 metri. Una distanza precisa, non scelta a caso, ma il frutto di una accurata simulazione da parte dei periti della difesa. Il pubblico ministero, però l’ha subito bollata con «pura fantasia». Per il pm la Concordia «sarebbe lo stesso andata sugli scogli». Ma cerchiamo di capire in quale modo i difensori di Schettino tentano di dimostrare che gli ordini del comandante erano corretti e che non sarebbe stata messa a repentaglio la vita dei passeggeri. Secondo la loro ricostruzione, Schettino si sarebbe accorto della distanza troppo ravvicinata della nave agli scogli e avrebbe cercato di rimediare con quello che in gergo si chiama si chiama «derapage». Si tratta di una serie di virate e di controvirate per frenare il moto della nave. Tecnicamente questa manovra permette di allineare i 300 metri di scafo del bastimento. L’errore del timoniere indonesiano sarebbe stato di non comprendere correttamente l’ordine di Schettino, girando due volte il timone al contrario e, nonostante il tentativo di correggere la traiettoria all’ultimo momento, avrebbe perso metri d’acqua preziosi. Alcune domande, però, sorgono spontanee. Per quale motivo è stato necessario fare una manovra d’emergenza? È stata corretta la scelta di avvicinarsi così tanto agli scogli? Per l’accusa, ovviamente, ci sono state gravi imperizie imputabili allo stesso Schettino. L’udienza è proseguita «ad oltranza» per tutta la giornata. I lavori sono andati avanti anche dopo cena esaminado aspetti tecnici legati alla navigazione e agli apparati della nave. Anche oggi saranno valutate questioni di questo tipo.

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