I soldi maneggiati sui conti correnti esteri e il ruolo di «cassiere» dell’imprenditore Gennaro Mokbel, fanno di Silvio Fanella, 41 anni, uno dei personaggi più controversi dell’affaire Telecom Italia Sparkle- Fastweb. Perché, come lui stesso dice in un’intercettazione telefonica agli atti della Procura di Roma, «penso de avè contato nella mia vita qualcosa come duecento miliardi». Ma ci sono anche le intercettazioni della Procura di Potenza, a gettare ombre sulle possibili motivazioni dell’omicidio avvenuto ieri mattina: circa 10 milioni di euro che si sarebbe trattenuto in quella maxi truffa. IL CASSIERE Sono gli atti giudiziari a dipingere con precisione Fanella, condannato a 9 anni per aver fatto parte «all’associazione» in cui Fastweb spa (i cui dirigenti sono stati assolti) e Telecom Italia Sparkle «fungevano consapevolmente da cassa dalla quale estrarre somme di denaro oggetto di successivo riciclaggio». Stando all’impalcatura accusatoria, convalidata con sentenza dal Tribunale della Capitale, Fanella avrebbe «diretto e controllato operazioni di materiale trasferimento delle somme indebitamente sottratte all’erario e il relativo reinvestimento in società lecite e illecite». Ed è così che si delinea, «nell’ambito dell’associazione, il ruolo di "cassiere e contabile”» di Fanella, il quale tra l’altro «si attiva personalmente per affittare cassette di sicurezza, anche attraverso prestanome, ad Hong Kong, in Inghilterra e in Romania ove occultare i proventi dell’illecita attività». Inoltre, è annotato negli atti, «si attivava unitamente ad altri sodali per effettuare il riciclaggio dei compensi (le cosiddette “stecche”) attraverso l’acquisto di diamanti che venivano occultati in cassette di sicurezza di Hong Kong, parte dei quali venivano trasportati in Italia, anche con il suo aiuto e, verosimilmente, destinati alle gioiellerie appositamente acquistate a Roma da parte dell’organizzazione». I FINANZIAMENTI Che maneggiasse tanto denaro, comunque, risulta dalle stesse intercettazioni telefoniche compiute dagli investigatori del Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza. «Mo - riferisce Fanella al suo interlocutore - una fattura la piglio solo esclusivamente da giù…a me mi deve dà un milione e otto, oh!...poi facesse come glie pare…c’ho messo i soldi che amo mandato a Bufalo…i sordi qua…a me mi deve dà un milione e otto…quattro e sette li ha presi…e quattro e mezzo me li deve mandà via…gli avanza mezzo milione…so due milioni e tre…calcolando assegni…con la sua so due milioni e due…due milioni e cento…quattro piotte so de contenuti…so un milione e sei…o famo rivenì…ce saranno un paio de piotte…tu me segui?...un altro paio de piotte de fatture è un milione e quattro..o famo rivenì un’altra volta, così stacchi e due piotte cash che te servono a te…e sei piotte gli devono rimanè a Cipro aveva detto no? Li teniamo là buoni in stand-by». L’intercettazione, sicuramente poco chiara a una semplice lettura, svela però la quantità di denaro che gestiva l’uomo, freddato ieri mattina alle 9 nel suo appartamento in zona Camiluccia, probabilmente per questioni legate al denaro. «SI E’ NASCOSTO 10 MILIONI» D’altronde in soccorso a questa ipotesi intervengono altri atti giudiziari, questa volta però dell’ufficio requirente di Potenza, dove è stato svelato un supposto tentativo di sequestrare Fanella da parte di un gruppo di persone assoldate da soggetti romani. La storia ha del «romanzo criminale»: la banda sarebbe stata contattata da Roberto Macori, anche lui finito nell’inchiesta Telecom, in quanto Fanella avrebbe dovuto rivelare dove erano nascosti 10 milioni di euro che si era nascosto nel corso della maxi truffa Telecom. Macori finisce nell’inchiesta capitolina per essere uno dei soggetti che si sarebbero adoperati per il «trasferimento delle somme indebitamente sottratte all’erario», occupandosi anche del «relativo reinvestimento in attività lecite e illecite». Si tratta di un personaggio molto vicino a Mokbel, esperto - al pari di Fanella - di operazioni finanziarie attraverso banche di tutto il mondo. Il piano studiato da Macori, però, salta. Ma dalle intercettazioni ambientali compiute nel veicolo del gruppetto lucano, si scopre l’organizzazione: due militari della Guardia di finanza infedeli avrebbero dovuto bloccare il traffico utilizzando il tesserino, mentre i lucani, assieme a «Piero della Banda della Magliana» avrebbero compiuto materialmente il sequestro, per farsi rivelare dove erano nascosti i 10 milioni di euro. Inoltre, nel corso delle conversazioni si parla anche del compenso, ben 100mila euro, oltre che del supposto coinvolgimento di soggetti «napoletani» nel sequestro. Insomma, il denaro potrebbe essere la chiave di lettura di questo omicidio. Denaro, che Fanella gestiva con grande maestria, come precisa nelle intercettazioni agli atti, questa volta, della Procura capitolina: «Penso de avè contato nella mia vita qualcosa come duecento miliardi». Aggiungendo che «io feci un assegno della mia vita…qualche anno fa…con la mia firma con su scritto un miliardo tondo…tondo».
Da cassiere a vittima «Penso d’ave’ contato duecento miliardi»
Ecco le intercettazioni di Fanella nell’inchiesta su Fastweb-Telecom
