È di queste ore la notizia che sono 45, e non trenta, le persone trovate senza vita nel Canale di Sicilia nella stiva di una piccola barca con più di 600 migranti. Stipati sottocoperta giovani e anziani sono morti per asfissia, soffocati anche dai corpi dei compagni di viaggio come documenta la foto de IlTempo. Questa ennesima tragedia mostra quale sia la realtà dei viaggi di chi è costretto a scappare da guerre e persecuzioni. Si muore per il mare avverso e per carrette sempre più fatiscenti, in cui trafficanti senza scrupoli imbarcano a caro prezzo centinaia di persone. Un'esperienza che nei sopravvissuti lascia un segno a volte persino più tragico dei traumi subìti nel proprio Paese prima della partenza. Ricordiamo che si tratta di persone che scappano da guerre, conflitti, violenze, torture. Donne, bambini, uomini che fuggono dalla Siria, dall'Eritrea, dal Sudan, da situazioni di orrore e sofferenza, ai quali la comunità internazionale, per le Convenzioni che esistono, ma soprattutto per giustizia, deve soccorso e protezione. Se fossimo noi nei loro panni è questo che ci aspetteremmo. Non possiamo che ribadire l'urgenza di istituire canali umanitari sicuri che consentano un arrivo in sicurezza di queste persone, l'unica strada anche per debellare il vile traffico che avviene sulla loro pelle. Il Consiglio Europeo della settimana scorsa è stata l'ennesima occasione sprecata. L'operazione Mare Nostrum è uno sforzo doveroso, ma rappresenta solo un primo passo. La vera sfida è trovare alternative protette e legali per mettere in salvo le vittime innocenti di guerre e persecuzioni. Se in tempi rapidissimi l'Europa non troverà una risposta efficace a questa emergenza umanitaria, dimostrerà di essersi ridotta a un'assemblea di Stati preoccupati di guardare solo ai singoli immediati interessi nazionali, incapaci di avere una visione comune al di là delle proprie frontiere. Di aver rinunciato, cioè, a quei valori che sono alla base della sua costituzione.
La fine della civiltà
di padre Giovanni La Manna, presidente Centro Astalli servizio dei padri gesuiti per i rifugiati