Un soggetto dalla «particolare pericolosità sociale». Queste le parole utilizzate dalla prima sezione penale della Cassazione per descrivere Marcello dell’Utri, ex senatore di Forza Italia, condannato a sette anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa. Nelle 74 pagine contenenti le motivazioni della sentenza, depositate e rese pubbliche ieri, la Corte spiega il ruolo «decisivo» svolto da dell’Utri che ha «consapevolmente e volontariamente fornito un contributo causale determinante, che senza il suo apporto non si sarebbe verificato, alla conservazione del sodalizio mafioso e alla realizzazione, almeno parziale del suo programma criminoso, volto alla sistematica acquisizione di proventi economici ai fini della sua stessa operatività, del suo rafforzamento e della sua espansione». Tale condotta, «protratta per un lungo lasso di tempo», esattamente dal 1974 al 1992, unita alla «natura del reato commesso e alla particolare pericolosità sociale» del soggetto hanno determinato la conferma della sentenza emessa lo scorso 9 maggio nell’appello bis (sette anni di reclusione) e «il diniego delle circostanze attenuanti generiche». Parole pesanti come macigni per quello che viene considerato dai giudici il garante dell’accordo tra Silvio Berlusconi e Cosa Nostra. Dell’Utri, detenuto dal 13 giugno, dopo l’estradizione dal Libano, presso l’ala medica dell’istituto penitenziario Burla di Parma, ha ricevuto ieri la visita di Daniela Santanché. «È in una piccola cella, da solo - racconta la deputata di Forza Italia - Quando sono arrivata stava passeggiando in un piccolo giardino dove faceva molto caldo. Umanamente è un disastro ma sta cercando di reagire, è sereno e determinato, continuerà a combattere e sono sicura che cercherà di trovare la sua dimensione anche in carcere. Intellettualmente è molto attivo, legge e scrive». Nessun messaggio da riferire da parte di Berlusconi, soltanto una visita personale, quella della Santanché, da sempre su posizioni garantiste, a volte non condivise all’interno dello stesso partito, come nel recente caso che ha visto coinvolto il presidente della Regione Venento Giancarlo Galan. «Non possiamo abbassare la guardia sulla nostra bandiera, quella di una giustizia più giusta e non politicizzata. È una battaglia che portiamo avanti da 20 anni». Al centro della discussione con Marcello dell’Utri, ovviamente la situazione politica attuale con una particolare attenzione per la riforma della Giustizia. «Ieri in Consiglio dei Ministri si è avviato il dibattito e abbiamo parlato anche del concorso esterno - spiega la parlamentare di FI - Non ci dimentichiamo l’appello che Falcone fece ai legislatori dicendo che bisognava mettere mano al concorso esterno, e secondo me bisogna capire come uscirne. È una pistola fumante in mano a chi in certi casi la può usare anche molto, molto male». La Santanché ha rivolto anche un appello a tutti gli esponenti politici: «Ogni giorno qui ci dovrebbe essere un parlamentare, un senatore, non solo di Forza Italia. Le visite gli fanno piacere. Dobbiamo aiutarlo affinché possa vivere al meglio questa situazione. La condizione del carcere è abbastanza positiva, le condizioni igieniche sono buone, c'è il problema del caldo, sicuramente sarebbe necessario installare l'aria condizionata. Mi sono impegnata col direttore del carcere per vedere se troviamo un'associazione onlus per reperire i fondi necessari e metterla in entrambi i reparti». Da risolvere anche il problema dei libri che Dell'Ultri chiede con grande insistenza, proponendosi come bibliotecario dell’istituto e minacciando addirittura lo sciopero della fame nel caso non gli fossero concessi: «Ne vorrebbe avere di più, ho parlato anche di questo con il direttore del carcere e credo che nei prossimi giorni questa questione si possa risolvere portandogli altri libri». Dell’Utri aveva già ricevuto anche la visita in carcere di Iva Zanicchi, ex eurodeputata di Forza Italia che si era detta preoccupata per le sue condizioni di salute: «È molto dimagrito, è cardiopatico, ma non vuole andare in infermeria. Soffre tantissimo il caldo ma non gli concedono neanche un ventaglio perché potrebbe essere usato come arma impropria. Con uno con la sua patologia è un grosso problema. Sono andata a trovarlo in carcere perché è una persona che stimo, ma l'ho trovato depresso, un uomo nella sua situazione dovrebbe avere gli arresti domiciliari».
Santanché: «Vergogna come trattano Dell’Utri in carcere»
La parlamentare di FI in visita al carcere di Parma. Pubblicate le motivazioni della sentenza. I giudici: soggetto socialmente pericoloso
