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«Supereremo anche questo dolore»

Il sacerdote di Brembate: «Spero che non sia lui l’assassino, è un padre» I Gambirasio hanno chiesto a don Corinno di pregare per il presunto omicida

È colma di fedeli la piccola chiesa di Brembate di Sopra per la messa domenicale che segue di una manciata di giorni l’arresto di Massimo Giuseppe Bossetti: il paesino ai piedi della val Brembana si è raccolto attorno a padre Corinno Scotti, l’anziano sacerdote amico dei genitori della piccola Yara nel tentativo di trovare conforto rispetto ad una vicenda che ha toccato l’intera comunità. Sotto la navata centrale della parrocchia, però, Mauro e Fulvia Gambirasio non si sono fatti vedere. Troppo forte il dolore, troppi i giornalisti accampati davanti al portone centrale della parrocchia per un coppia che ha fatto della riservatezza il perno attorno cui nascondere il proprio dolore. Appena qualche giorno fa, la coppia aveva chiesto al parroco di pregare per il presunto omicida: «Preghi per lui padre, e per la sua famiglia che in questo momento, certamente, sta soffrendo quanto e più di noi». Una frase semplice ripetuta più volte da don Corinno durante la messa. Una frase semplice ma dalla forza dirompente da cui il parroco è partito nel tentativo di spiegare ai fedeli la mostruosità di quanto successo: «Quando pensiamo a un omicida – ha detto il parroco durante la lunga omelia - pensiamo a una persona feroce. Qui siamo in presenza di una persona normalissima, padre di 3 bambini, oso sperare che non sia lui perché è incocepibile che un padre di tre figli possa macchiarsi di un simile abominio». La notizia che l’assassino della giovane ginnasta possa essere il muratore di Mapello – minuscolo centro a una manciata di chilometri da Brembate – ha rioportato la piccola comunità indietro nel tempo, a quel giorno di novembre di quattro anni fa, quando la famiglia perse ogni contatto con la ragazzina che era andata, come sempre, ad allenarsi nella palestra sotto casa. Non ha puntato l’indice contro il mostro, il prete, così come non ha parlato di perdono. La sua preoccupazione è stata quella di spronare i propri fedeli a marciare sulla strada del bene: «Un giorno - ha detto ancora don Corinno - dopo il ritrovamento del cadavere di Yara, venne da me un padre e mi disse: don Corinno, quanto male è stato fatto a Yara; una madre mi disse: quanto bene ci ha fatto Yara... Poi venne un bambino e mi disse: io non voglio fare male a nessuno. Cari padri e madri - ha proseguito nell’omelia - voi volete che nessuno faccia loro del male, ma quello che più dovete volere è che loro non facciano male a nessuno». Sono in molti in chiesa ad avere le lacrime agli occhi, soprattutto quando il parroco ricorda ai fedeli che «Yara ora è andata in cielo, chiamata da nostro signore, e dobbiamo pregare per lei così come certamente lei sta facendo per noi, per aiutarci a superare questo momento difficile». «Oggi i genitori di Yara non sono venuti ad ascoltare la messa – ha detto il parroco – ma con loro ci sentiamo quasi tutti i giorni e sono certo che torneranno faticosamente alla vita di tutti i giorni, prima o poi. Avevano trovato un certo equilibrio dopo il ritrovamento del cadavere e ora, che gli inquirenti sono certi di avere messo le mani sul presunto assassino, tutto è ricominciato e per loro tutto è tornato più difficile. Fate i bravi – ha concluso – lasciateli tranquilli, rispettate il loro e il nostro dolore». La messa è finita da poco, l’esercito di giornalisti che ha circondato l’edificio piano piano lascia il campo. Sul sagrato restano solo pochi fedeli: «La tragedia di Yara – dice una signora anziana prima di salire in macchina – ha toccato tutta la comunità di Brembate, certo nessuno di noi si aspettava che ad ammazzarla fosse uno di un paesino qui vicino».

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