Gli è stata riconsegnata la medaglia. Gli è stato reso il titolo di Cavaliere della Repubblica. L’ispettore di Polizia Luca Caprini, 30 anni di carriera alle spalle, li aveva restituiti entrambi il 6 maggio scorso, dopo aver spiegato, in una lettera al Capo dello Stato Giorgio Napolitano, che riteneva inaccettabili il biasimo e le critiche rivolte al sindacato di cui fa parte, il Sap, e sostanzialmente all’intero corpo di polizia, per gli applausi a tre dei poliziotti condannati per l’omicidio, colposo, del giovane Federico Aldrovandi. Ma ieri Napolitano, attraverso il questore di Ferrara, città dove Caprini presta servizio e ricopre il ruolo di segretario provinciale del Sap, ha riconsegnato all’ispettore la medaglia di bronzo al valore civile e l'onorificenza di Cavaliere della Repubblica. Un «encomio solenne» che Caprini si è conquistato sul campo il 9 agosto del 1994, quando, notando una donna che si stava buttando in un fossato melmoso, si lanciò e riuscì ad afferrarla salvandola da morte certa. Napolitano, dunque, ha voluto ridare all’ispettore la medaglia al valore civile, evidenziando, come spiegato nella lettera della Segreteria generale della Presidenza della Repubblica, «i sentimenti di riconoscenza e apprezzamento» per gli appartenenti alla polizia di Stato, stigmatizzando «l’azione di chi tende ad alimentare un clima di diffidenza, se non di avversione, nei confronti delle forze di polizia e specificamente della polizia di Stato» e infine denunciando «recisamente i comportamenti illegittimi e violenti contro la forza pubblica in servizio di ordine pubblico». Caprini ha accettato la riconsegna della medaglia e del cavalierato, ma «con riserva». Sia lui che il Sap, infatti, ritengono che l’importante e apprezzata decisione di Napolitano debba essere propedeutica a un «ripensamento» dell’intera vicenda da parte, soprattutto, del ministero dell’Interno e del Dipartimento della Polizia di Stato. Ma in che senso? Gli applausi che al congresso del Sap vennero indirizzati ai tre poliziotti condannati per la morte di Aldrovandi, furono sostanzialmente «inventati». Lo spiegava lo stessso Caprini nella lettera in cui annunciava la riconsegna della medaglia: «L’applauso - scriveva - nulla aveva a che vedere con quanto a loro contestato e, se così fosse, sarei giustamente da considerare un essere dall’animo mostruoso e di nessun onore. L’applauso è nato al termine della presentazione di un'iniziativa che il mio sindacato si appresta ad intraprendere per fornire maggiori garanzie a cittadini e poliziotti. In quel consesso erano presenti tre dei condannati per il caso Aldrovandi. Quando è stato dato conto della loro presenza, alcuni delegati gli hanno indirizzato un applauso di vicinanza umana (circa 30 secondi) a causa del pianto in cui sono scoppiati gli stessi. Lo stimolo che mi ha portato a indirizzare una parte del mio applauso ai tre colleghi». Ma le tv, mandando in onda, su quella notizia, i molti battimani registrati al mattino e indirizzati al Capo della polizia, Alessandro Pansa, diedero l’idea che ci fosse stata quasi un’ovazione per i poliziotti condannati. Un «trucco» svelato qualche settimana dopo. Il punto è che, senza prima accertarsi di come si fossero svolti i fatti e mentre il congresso era ancora in corso, sia il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, che lo stesso Pansa, rilasciarono dichiarazioni di condanna per degli applausi che ritenevano fossero stati prolungati, entusiasti e scroscianti e indirizzati ai tre poliziotti condannati. Non era così. Per Gianni Tonelli, segretario generale del Sap, eletto proprio nel congresso ingiustamente «incriminato», «anche la presidenza della Repubblica, ormai, ha compreso ciò che è realmente accaduto al nostro congresso. Senza voler tirare per la giacchetta il Capo dello Stato, riteniamo che con il suo gesto sia stato certificato che nessuno ha mai inteso applaudire un crimine o una disgrazia. E tanto meno mancare di rispetto al dolore della famiglia che ha patito un enorme dolore». Per Tonelli lo sconcerto nasce nel momento in cui «rileviamo che al nostro interno, non sappiamo se per stupidità o altro, prepariamo il terreno a chi ci vuole male». Il riferimento è «ad alcuni dei nostri "fratelli" sindacali, che si sono strumentalmente accaniti su di noi, forse perché speravano "cainescamente" di spolpare qualche boccone dalla nostra carogna. E nel fare ciò alimentavano una menzogna che diffamava non solo il Sap, ma l'intera polizia e tutti i colleghi». Ma le sue parole sono indirizzate anche al Viminale e al Dipartimento della polizia di Stato. Il segretario nazionale del Sap, infatti, parla della loro «incomprensibile e inescusabile inerzia nel verificare ciò che era realmente accaduto». Infatti, spiega, «prima che noi del Sap, chiusi in congresso fino alle 23, ci fossimo resi conto della tempesta che era scoppiata e senza che nessuno, dai nostri piani alti, ci avesse interpellato sull’accaduto, erano giunte le insindacabili e inappellabili condanne dei nostri vertici: prima quella del ministro Alfano, poi del Capo della polizia. Perché? Volontario o involontario? Interessato o per superficialità?». Evidenziando poi che l’ispettore Caprini ha spiegato di non aver mai applaudito «a nessun crimine» ma solo «al programma del suo segretario che si soffermava, "di tangente", anche al caso Aldrovandi e alla necessità delle videocamere», Tonelli aggiunge che i vertici della polizia hanno «il compito di tutelare l’amministrazione che rappresenta e le donne e gli uomini che la compongono, la loro dignità e onorabilità». Infine aggiunge: «Ci rifiutiamo di pensare che, da parte del ministro dell’Interno e del Capo della polizia, si abdichi al dovere di essere "capi" e galantuomini. In un contesto in cui sulla vicenda il Capo dello Stato fa, con un’eleganza straordinaria, da apripista nei riguardi di chi per primo ha innescato l’effetto domino, è possibile pensare che ci si sottragga a una simile opportunità? Ci rifiutiamo anche solo di ipotizzare una simile evenienza perché, in caso contrario, la cosa non sarebbe grave, bensì, gravissima».
Restituita la medaglia all’ispettore eroe
Caprini l’aveva ridata dopo le critiche per gli applausi agli agenti del caso Aldrovandi
