BERGAMO Ora è caccia all'arma del delitto. A quel coltello che ha ammazzato Yara Gambirasio. Che l'ha ferita otto volte, al volto, alla gamba al torace, ai polsi e al collo prima di farla morire in un campo. E per trovarla gli investigatori coordinati dalla Procura di Bergamo hanno sequestrato in casa del presunto assassino, il muratore Massimo Giuseppe Bossetti, molti arnesi, vecchi e nuovi, che si trovavano nel garage dal quale si sono portati via anche l'automobile, una Volvo V 40 grigia e un furgone di colore celestino. Non solo. I carabinieri hanno preso materiale utile all'individuazione dell'arma anche da un locale dismesso che si trova alle spalle dell'abitazione dell'indagato, a Mapello. Una rimessa nascosta proprio dietro casa. In base ai risultati dell'autopsia, lo strumento che ha ucciso Yara aveva una punta e taglio con uno spessore minimo di 0,2 millimetri e una lunghezza di almeno due centimetri, con possibile copertura in titanio. L'arma, dunque, sarebbe uno degli ultimi elementi per chiudere il cerchio intorno a Bossetti, poiché la Procura di Bergamo è convinta che sia proprio il muratore il killer. Gli investigatori sono, inoltre, al lavoro per incrociare le celle telefoniche agganciate da Yara Gambirasio con quelle di Massimo Giuseppe Bossetti e poter quindi stabilire il numero di contatti «virtuali» tra la vittima e il presunto assassino della 13enne. Le analisi tecniche si concentrano su un arco di tempo lungo tempo - «da qualche mese prima» della scomparsa della giovane ginnasta - per poter stabilire con assoluta certezza quante volte i cellulari hanno agganciato la stessa cella e dunque dedurre se e in quali occasioni la vittima e il presunto carnefice siano stati contemporaneamente presenti nello stesso luogo. Incroci che richiederanno «ancora un po’ di tempo». Dunque, il lavoro degli inquirenti non è ancora terminato poiché, oltre a dover continuare a esaminare gli elementi raccolti anche nella sua abitazione perquisita tre giorni fa dopo il fermo, devono capire perché Yara sarebbe salita sull'automobile dell'indagato. Già lo conosceva e si fidava? Ha subìto avances da parte di Bossetti che al rifiuto della tredicenne ha reagito in maniera violenta, dandole 8 coltellate in varie parti del corpo? Insomma, gli investigatori non escludono che il muratore potesse conoscere Yara e che, quindi, sia stato in grado di farla salire in macchina con sé senza usare la forza. Ma è un altro «buco» nell'inchiesta ancora da riempire.
Ora è caccia al coltello. Messo sottosopra il garage
Il killer lo ha conficcato 8 volte nel corpo della vitima. LEGGI ANCHE Non tutti i nodi vengono al pettine La relazione dei Ris inchioda ignoto 1
