Attualità

Popolari e Credito cooperativo alla sfida dell’Unione bancaria

L’Unione bancaria europea è alle porte. E la rivoluzione normativa che sta per abbattersi sul sistema creditizio europeo rischia di non riconoscere la «biodiversità» dei sistemi

L’Unione bancaria europea è alle porte. E la rivoluzione normativa che sta per abbattersi sul sistema creditizio europeo rischia di non riconoscere la «biodiversità» dei sistemi bancari come quello cooperativo. Il rischio che si corre è quello di penalizzare una componente essenziale dello sviluppo delle economie locali e della democrazia economica. Occorre elaborare una strategia propositiva per evitare di disperdere un patrimonio come quello delle Popolari e della Banche di credito cooperativo. L’occasione per un confronto sul tema è la riunione del Comitato esecutivo dell’Associazione Europea delle Banche Cooperative (Eacb) che si tiene a Roma oggi a Palazzo Altieri. Un evento che, rispettando il criterio della rotazione tra i membri europei, quest’anno è organizzato dopo sei anni in Italia congiuntamente dalla Associazione Nazionale delle Banche Popolari e da Federcasse, la Federazione Nazionale delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali. I rappresentanti avranno sul tavolo i temi di più stretta attualità che investono il sistema bancario continentale in procinto, con l’entrata in vigore dell’Unione Bancaria, di adottare normative che modificheranno sostanzialmente il contesto di riferimento. I regolamenti attuativi sono stati concepiti e tarati quasi esclusivamente sui grandi gruppi gestiti in forma di società di capitali. Così le nuove disposizioni, se non saranno adottate, con criteri di proporzionalità capaci di riconoscere la ricchezza e la peculiarità dei sistemi bancari come quello cooperativo, rischiano di creare disparità di trattamento tali da mettere a rischio un sistema di supporto creditizio alle imprese e alla famiglie che ha avuto un ruolo anticiclico preminente negli anni di crisi drammatica, ancora non risolta. In questo senso, la volontà di tenere la riunione del board dell’Eacb nella Capitale, a pochi giorni dall’avvio del semestre di Presidenza italiano dell’Unione Europea, rappresenta una opportunità unica per rilanciare le istanze della cooperazione di credito continentale. Nel corso della riunione, che sarà aperta dai presidenti di Federcasse, Alessandro Azzi e della Associazione Nazionale fra le Banche Popolari Emilio Zanetti, si provvederà anche alla nomina del nuovo board - che vede attualmente alla presidenza il francese Christian Talgorn (del Credit Agricole) – e alla nomina a vice presidente di un rappresentante della cooperazione bancaria italiana. Un’occasione per rilanciare il valore della cooperazione bancaria che oggi, a livello internazionale, è una realtà più viva che mai e in continua espansione. Quasi 200mila sono, infatti, gli istituti bancari presenti nel mondo aventi una natura giuridica cooperativa, rappresentando le istanze di circa 430 milioni di soci e fornendo prodotti e servizi creditizi a 720 milioni di clienti. Complessivamente, la raccolta sfiora gli 8.400 miliardi di euro e gli impieghi i 6.500 miliardi di euro. Il movimento della banche Popolari e di Credito cooperativo è fortemente radicata proprio in Europa, dove è nato a metà dell’800, e che può contare su 65 milioni di soci, 240 milioni di clienti e circa 4.100 miliardi di euro di raccolta e di impieghi, per un valore complessivo dell’intermediato pari al 55% di quello evidenziato dalle banche cooperative a livello mondiale. Un valore, quello del credito popolare, riconosciuto anche dalla Banca Centrale Europea. Il 7 novembre 2012, appena arrivato a Francoforte, Mario Draghi partecipando al forum delle Banche Popolari e Cooperative tedesche si pronunciò a loro favore in questi termini: «Le piccole e medie imprese - e le banche che le finanziano - sono la spina dorsale dell'economia tedesca. Il vostro continuo successo è di vitale importanza - non solo per la Germania, ma anche come un fattore chiave della crescita e dell'occupazione nella zona euro nel suo complesso. Per questo motivo siete molto importanti per la Bce. Prestiamo molta attenzione alle vostre esperienze e alla vostra visione del futuro». Questo riconoscimento positivo nei confronti della Cooperazione Bancaria è stato nuovamente confermato il 18 marzo scorso, quando la Commissione Problemi Economici dell'Europarlamento ha audito la responsabile della supervisione della Banca Centrale Europea Danièle Nouy riguardo le funzioni che avrà la Bce in qualità di organo di Vigilanza degli istituti di credito europei, in vista della creazione dell’ormai prossima Unione Bancaria tra i paesi del continente. Nel corso dell’audizione la Nouy ha parlato in generale del sistema bancario europeo ma ha toccato anche un tema che interessa ancora più da vicino il sistema bancario italiano e il ruolo svolto dalla cooperazione bancaria e dalle Banche Popolari nel nostro Paese. La responsabile della supervisione Bce ha, infatti, dichiarato che la solidità delle banche non dipende dalla dimensione o da modelli di business specifici e come in Europa siano presenti diversi modelli di istituti di credito.Questa affermazione non può che essere accolta con favore visto che ribadisce e ratifica quanto più volte espresso da chi ha vera consapevolezza del valore e del ruolo della Cooperazione Bancaria in Europa. Si conferma, pertanto come sia possibile nel sistema bancario avere istituti come quelli afferenti alla Cooperazione Bancaria in grado di competere efficacemente con quelli rispondenti alla logica delle società di capitali e come per i primi non sia assolutamente da considerare innaturale la possibilità di crescere e di essere una realtà più ampia e concreta al servizio dell'economia reale nel panorama bancario europeo.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.