Spuntano i nomi di leader del centrosinistra, come Prodi e D’Alema, nelle carte dell’inchiesta sul Mose, che ha portato a 35 arresti e 100 indagati con accuse che vanno dalla corruzione al finanziamento illecito dei partiti. E spuntano anche i conti dettagliati di questo si sarebbe messa in tasca la «cricca». Nell’interrogatorio del 29 luglio 2013 Giovanni Mazzacurati, ex presidente del Consorzio Nuova Venezia (concessionario che sta realizzando il sistema di dighe mobili nella laguna), racconta ai pm che «c’era un vasto gruppo molto ostile al Mose, non avevamo gruppi che ci appoggiassero. Avevamo sempre avuto un grande appoggio da parte del Governo, questo sia di sinistra, per esempio Prodi è stato sempre molto… però non siamo mai riusciti inizialmente, poi le cose sono migliorate, ad avere degli appoggi veri, costanti, che ci garantissero». Il 19 maggio 2011 Pio Savioli, manager di Coveco (consorzio che lavora per il Mose), e Giampietro Marchese, consigliere regionale del Veneto in quota Pd, vengono intercettati dalla Finanza. Dopo essersi messi d'accordo sui soldi dati e ancora da dare (le presunte tangenti), c’è anche il tempo per uno sfogo. E così Savioli gli racconta di una conversazione avuta con Mazzacurati: «Lui mi dice giustamente "se ce la facciamo con l’ospedale (di Padova, ndr), sì. Se non ce la facciamo con l’ospedale è ciccia». Ovviamente io però su questo tengo botta… è chiaro che se lo diamo a D’Alema piuttosto che tu…direi che sei… saresti più pericoloso tu di D’Alema… no perché lui D’Alema tanto l’ha pesato in altre cose…». Poco dopo Marchese chiede a Savioli di riferire a Mazzacurati che «trovi almeno una milionata di lavoro» per un elettricista, tale Francesco Cislon. «Devo dargli una mano a questo - spiega l’ex consigliere Pd - che solo nel 2005 nelle campagne elettorali provinciali, regionali, politiche mi ha sempre dato… (non si capisce se «25 mila euro» oppure «5 mila euro») al colpo… Adesso questo è in difficoltà e non è che io posso pisciargli addosso, no?». Capitolo finito all’attenzione della Procura di Roma, invece, riguarda la sospetta corruzione al Magistrato delle Acque pubbliche, istituto cancellato sabato scorso con un colpo di spugna dal governo Renzi, per le tangenti intascate nell’inchiesta sul Mose. Indagando su un presunto giro di tangenti dietro gli appalti per la bonifica dei siti di interesse nazionale affidati dal ministero dell’Ambiente, il pm Alberto Galanti si sarebbe imbattuto in affari poco chiari del Magistrato delle Acque. Nei prossimi giorni summit tra pm romani e veneti. Tra gli atti che potrebbero finire a Roma, anche uno degli interrogatori di Claudia Minutillo - ex segretaria dell’ex governatore veneto Giancarlo Galan - nella parte in cui si parla di un supposto interessamento di Carlo Clini, figlio dell'ex ministro dell’Ambiente Corrado, relativamente a finanziamenti Ue da dirottare sul progetto Venice Ro-Port Mo.s. (nuovo terminal delle autostrade del mare).
Ecco quanto ha intascato la cricca del Mose
Dalle carte dell’inchiesta spunta anche il nome dell’ex premier Romano Prodi
