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Sul caso di Yara è scontro tra la procura e il ministro Alfano

Il procuratore: "Volevamo mantenere il massimo riserbo". Il titolare del Viminale: "Si chiedano chi ha dato i dettagli"

Dopo 24 ore il clamore e la soddisfazione attorno al fermo di Giuseppe Massimo Bossetti si trasformano in cautela e scambi di accuse tra la procura e il ministro dell'Interno Angelino Alfano. Era stato lui, ieri, ad annunciare per primo il fermo del presunto assassino di Yara Gambirasio. Una notizia attesa da tre anni che aveva immediatamente attirato l'attenzione di tutti. Al punto che, nel giro di poche ore, l'identikit dell'arrestato era presto fatto: muratore, padre di tre figli, incensurato, 44 anni. E via così fino all'ufficialità del nome. Un iter tutt'altro che insolito nel Paese dove gli avvisi di garanzia arrivano prima sui giornali e dopo vengono recapitati ai diretti interessati. Ma che, visto la delicatezza del caso e l'obbligo di rimanere garantisti nonostante la sete di giustizia, forse andava evitato. Così, il giorno dopo, ecco servita la polemica. "Era intenzione della procura mantenere il massimo riserbo a tutela dell'indagato, in relazione al quale, come prevede la Costituzione, esiste la presunzione di innocenza" attacca il procuratore di Bergamo Francesco Dettori. Mentre Beppe Grillo sul proprio blog rilancia: "Il ministro Alfano l'ha fatta grossa. siamo letteralmente senza parole. È gravissimo quello che è successo".  Immediata la replica del titolare del Viminale: "In un giorno di grandi successi non voglio fare polemiche. Non ho divulgato dettagli e non credo che il procuratore ce l'abbia con me, piuttosto si dovrebbe chiedere chi ha inondato il nostro mondo dei mass media di informazioni e dettagli. Certamente non è stato il governo". "L'opinione pubblica ha diritto a sapere e ha saputo - prosegue -. Credo che questo sia un elemento di rassicurazione. L'opinione pubblica una volta di più ha chiaro come lo Stato vinca, e chi invece delinque o uccide, perde".   Pace fatta. Dopo le frizioni della mattinata, nel primo pomeriggio, arriva il parziale chiarimento tra la procura di Bergamo e il ministro dell'Interno. "Non c'è nessuna polemica, ma questa situazione non mi è piaciuta - spiega il procuratore di Bergamo Francesco Dettori -. Il ministro Alfano può avere l'opinione che vuole sul diritto dell'opinione pubblica ad essere informata. Ognuno si regola come meglio ritiene. Non è affar mio parlare dei comportamenti che non siano di colleghi del mio distretto".   Il dolore della madre. Intanto la famiglia di Bossetti è stata letteralmente presa d'assalto. Stamattina le agenzie hanno riportato frasi "rubate" (le ha riferite un'amica) alla madre Ester Arzuffi, 67 anni, che da ieri si è chiusa in casa con il marito e due amiche. "Poteva succedere a un nostro conoscente - ha detto la donna -, invece è successo a noi. Se è stato lui, deve pagare".

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