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Il Papa: ho l’orticaria per gli attacchi a Pio XII

«Il suo ruolo va letto nel contesto dell’epoca»

Papa Francesco è intenzionato ad aprire gli archivi vaticani sull’Olocausto: «Faranno molta luce». Lo ha detto nel corso di un’intervista al quotidiano catalano La Vanguardia in cui ha parlato anche di Pio XII. «Al povero Pio XII hanno tirato addosso di tutto - ha detto - Ma va ricordato che prima era visto come il grande difensore degli ebrei. Ne nascose molti nei conventi di Roma e di altre città italiane, e anche nella residenza estiva di Castel Gandolfo». Francesco ricorda che «nella sua camera da letto nacquero 42 bambini, figli di ebrei e di altri perseguitati lì rifugiati. Non voglio dire che Pio XII non abbia commesso errori, anch’io ne commetto molti; però bisogna leggere il suo ruolo nel contesto dell’epoca. Era meglio, ad esempio, che non parlasse perché non uccidessero altri ebrei o era meglio che lo facesse? Ho un po’ di "orticaria esistenziale" quando vedo che tutti se la prendono con la Chiesa e Pio XII e si dimenticano delle grandi potenze». Il Papa ricorda che «conoscevano perfettamente la rete ferroviaria attraverso la quale i nazisti portavano gli ebrei nei lager. Avevano le foto. Ma non la bombardarono mai. Perché? Sarebbe interessante parlarne». L’intervento di Francesco sgombra il campo da sue presunte remore sulla figura di Pio XII anche se per la beatificazione occorrerà attendere il necessario miracolo. In effetti, ce ne sono già all’esame della postulazione. Ad esempio la guarigione del religioso catalano fratel Siméon Blasco Traver, delle Scuole Pie di Granollers, guarito da un tumore alla gola dopo aver chiesto l’intercessione di Pio XII nove giorni dopo la sua morte, guarigione inspiegabile e definitiva confermata all’epoca dal medico Pedro Planà Marti. Un’altra segnalazione, più recente, riguarda una persona di Castellamare di Stabia, e anche qui si tratterebbe della guarigione da un cancro. Ma intanto è fuori discussione, con buona pace della pervicace ostilità di certi laicisti, quello che Pio XII fece per aiutare ebrei e perseguitati, come ha ricordato lo stesso Francesco. Emblematica la storia di Renato Astrologo, rifugiato nel monastero di clausura dei S. Susanna dal 1 febbraio al 4 giugno 1944. «Il Vaticano è risalito a me attraverso i diari delle suore - racconta nel suo studio di rappresentanza - e sia per gratitudine che per amore della verità ho reso la mia testimonianza». Astrologo fu ospitato «con due fratelli, una sorella, mia nonna e i miei genitori in una stanza di 28 metri quadri. Abbiamo saputo dopo che nel convento c’erano altre 35 persone ma non abbiamo mai visto nessuno. Le monache, per farci prendere un po’ d’aria nel giardino del chiostro, ci travestivano da suore, per proteggerci da occhi indiscreti. Dividevano con noi il poco cibo che c’era ma la fame era tanta». Non furono solo le suore ad aiutare la famiglia Astrologo. Che si convertì nel 1939: «Non so se papà lo fece per convenienza (dopo le leggi razziali, ndr) ma comunque mi sento ebreo dentro, ho ottimi rapporti con la comunità ebraica». Le suore non furono le uniche religiose ad aiutare gli Astrologo: «Padre Libero Raganella fu un vero eroe». Sono tanti i ricordi di quel periodo terribile ma forse l’arrivo al monastero è emblematico: «Mamma, nonna e mia sorella erano già rifugiate lì - spiega - mentre noi eravamo ad Albano, dai padri del Murialdo. Dopo lo sbarco degli alleati, l’istituto fu colpito e noi eravamo di nuovo senza un tetto. Padre Libero ci portò al monastero. Ricordo la discussione con la madre superiora, perché questa volta si trattava di accogliere degli uomini. "C’è un ordine superiore" tagliò corto padre Raganella. Questa è la pura verità. Si insinua che Pio XII non diede disposizioni scritte. Se lo avesse fatto e i tedeschi l’avessero scoperto avrebbero invaso il Vaticano e tutti i conventi. Quanto è accaduto - conclude Astrologo - dev’essere un monito per i giovani di oggi».

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