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Guai con il fisco, Bova rischia il processo

Chiusa l’indagine sulla presunta evasione di Iva per 680 mila euro fra il 2005 e il 2010

Guai in arrivo per l’attore Raul Bova. La Procura della Repubblica di Roma ha chiuso l’inchiesta su una supposta evasione di Iva (Imposta valore aggiunto) per 680mila euro compiuta fra il 2005 e il 2010. L’atto di fine indagine prelude alla successiva richiesta di rinvio a giudizio che sarà formulata dal sostituto procuratore Giancarlo Cirielli, che ha coordinato gli accertamenti investigativi del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Roma. Stando alla ricostruzione preliminare, Bova era accusato di evasione fiscale, reato poi cambiato in corso d’opera in «Dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici», disciplinato dalla normativa in materia di tasse che prevede anche i reati fiscali. Secondo la ricostruzione, l’attore avrebbe trasferito dei costi riconducibili alla società Sammarco srl, che si occupa di gestire la sua immagine pubblica, così da rientrare in un’aliquota Iva diversa e pagare meno imposte rispetto a quelle che avrebbe dovuto liquidare all’Erario. La società, che dal 1996 è gestita dalle sorelle Tiziana e Daniela, attraverso un presunto giro di denaro sarebbe riuscita a far sparire il denaro destinato al fisco. A settembre scorso, invece, la Procura ottenne il sequestro per 1 milione e mezzo di euro di beni, per assicurare alla giustizia il debito. «È un sequestro che non ha alcuna ragione di esistere, perché sto già pagando un debito fiscale dopo un accordo con l’Agenzia Delle Entrate, disse l’attore e produttore con la Sammarco srl. «Un accanimento. Sono profondamente addolorato per quanto accade con il fisco italiano» Dopo aver preso atto «a seguito delle contestazioni della Agenzia delle Entrate, del fatto che i miei amministratori hanno compiuto un errore di cui ora pago le conseguenze io ho, con l’ausilio dei miei consulenti deciso di definire immediatamente un accordo con l’agenzia delle Entrate in base al quale sto da tempo pagando quanto è poi risultato da me dovuto a seguito delle verifiche ed intese con l’Agenzia delle Entrate». «Sono convinto di riuscire a dimostrare in tribunale il fatto che non ho compiuto alcun reato e ovviamente reagirò per evitare che lo Stato, attraverso le sue articolazioni che non dialogano tra loro, pretenda da me, del tutto ingiustamente, che paghi due volte per lo stesso debito», ringraziando, infine, la Guardia di finanza «che per due anni ha operato con la massima professionalità e riservatezza, vanificata oggi che la Procura ha ottenuto il sequestro e spero che la faccenda si chiuda al più presto per riprendere serenamente il mio lavoro che è sostanzialmente di set, e non di libri contabili, fatture e tribunali». Tuttavia concluse affermando che «mi spiace dunque per questo accanimento dei giudici che hanno ritenuto di concedere questo sequestro, come se fossi un delinquente pronto a far sparire i miei averi, come se non stessi pagando al fisco quanto dovuto». A questo punto la palla, ora, è rimessa alla Procura della Repubblica, che nelle prossime settimane depositerà al giudice per le indagini preliminari di Roma la richiesta di rinvio a giudizio che poi sarà decisa, eventualmente, dal giudice per l’udienza preliminare.

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