La batosta elettorale c’è stata. Epilogo di una confusione che dura dall’affaire Fini. Ma il centrodestra non si china a leccarsi le ferite. Anzi, giudica la palude l’humus dal quale trarre nuova linfa. E’ stato questo il senso del convegno che ha riunito ieri alla Camera di Commercio di Roma, nel cuore della capitale dei Palazzi, esponenti storici di questa galassia politica. Potremmo dire, anzi, i politici-intellettuali, se questa parola, "intellettuali", non fosse percepita come tipica dei maitre a penser della sinistra. L’input all’incontro, il rilancio di "Tradizione", periodico "di studi e azione politica" fondato 50 anni fa ma ora in nuova serie. Angelo Ruggiero il direttore responsabile, affiancato da Massimo Anderson, Riccardo Pedrizzi, Pietro Giubilo. Gennaro Malgieri, Domenico Gramazio, Piero Vassallo, Luigi Tallarico a firmare con loro gli articoli nel numero appena uscito. E molti erano ieri in sala, affiancati da tanti parlamentari e da Domenico Fisichella, Gaetano Rebecchini, Antonio Fazio. Che ruolo può avere "Tradizione"? Fondamentale in un momento di sbandamento, ha chiarito Pedrizzi. "La rivista è lo spazio necessario per uno scambio di idee, per una riorganizzazione che segni la via agli spezzoni della destra, nessuno dei quali da liquidare, ma che devono elaborare un progetto, perché nessuno, ora, è punto di riferimento per quel 25/30 per cento di elettori identificabile nella destra diffusa". La prima mossa, per Pedrizzi, è "scalfire l’ipoteca della sinistra sulla cultura". Insomma, colmare il buco mai riempito nell’arte, nella comunicazione, nei mass media. E così "creare coincidenza tra senso comune, modelli di comportamento e valori della destra", che Pedrizzi non esita a riconoscere provocatoriamente nella triade Dio-Patria-Famiglia. "Qui è la nostra identità, le parole d’ordine che possono differenziarci, ora che destra e sinistra paiono sovrapponibili. Così come in economia possiamo marcare l’alternanza tra capitalismo d’assalto ed economia sociale e di mercato, nella quale il lavoro non è merce e il risparmio ha valenza etica". Ha rilanciato Anderson, sottolineando che "dalla recente tornata elettorale non è uscito vincitore Renzi ma i poteri forti, cone dimostra il megafono dei media attorno al premier. In Europa dobbiamo stare, allargarla anzi fino agli Urali. Ma vanno riconsiderati i provvedimenti di Bruxelles, facendoli uscire dall’ottuso e asfittico fiscalismo". Nell’agenda del centrodestra deve entrare anche il mondo, ha ricordato Alfredo Mantica. "Fare politica estera è immaginare in grande, aprirsi agli altri paesi è nella nostra tradizione. E serve anche a smascherare falsità, come la Primavera Araba, che si è rivelata l’opposto della vittoria della democrazia".
Tradizione, il centrodestra ricomincia da qui
La batosta elettorale c’è stata. Epilogo di una confusione che dura dall’affaire Fini. Ma il centrodestra non si china a leccarsi le ferite. Anzi, giudica la palude l’humus dal quale trarre nuova...
