Alla fine non ce l’ha fatta ed è morta ieri mattina all’alba Rita L., la bambina di due anni e mezzo di Modica, in provincia di Ragusa, affetta dal morbo di Niemann Pick e per questo era stata curata col metodo Stamina agli Spedali Civili di Brescia. La piccola Rita, come tanti altri bambini in cura con il Metodo a base di cellule staminali ideato da Vannoni, era stata al centro di uno scontro giudiziario dopo lo stop al metodo stamina. Il Tribunale di Ragusa a cui si erano rivolti i genitori di Rita, infatti, solo una settimana fa aveva ordinato agli Spedali Riuniti di Brescia di effettuare «una infusione d’urgenza entro cinque giorni» di cellule staminali, ritenendo valido il pericolo di morte della bambina. La Corte in particolare aveva intimato all’ospedale bresciano di individuare entro cinque giorni un medico che si rendesse disponibile ad effettuare il trattamento con le staminali alla bambina pubblicando anche annunci sia a livello locale che nazionale su riviste specializzate e organi di informazione medica. Quella misura ordinata dai giudici, però, non è stata mai eseguita, come anche altre sentenze analoghe, visto che nessun medico si ero detto disponibile a eseguire il trattamento. La piccola Rita si era già sottoposta a due infusioni col metodo stamina ma gli era stata negata la terza. Provano «tantissima rabbia», da «non sentirsi pronti a parlare con i giornalisti». Questo il sentimento predominante tra Carmelo e Ausilia Lorefice, genitori di Rita. «Questa storia non finisce qui - dice Carmelo - perché non può e non deve passare in sordina. Non intendo mollare una cosa nella quale ho creduto e per cui mi sono battuto e continuerò a farlo perchè altri non devono subire quello che stiamo passando noi». Come si ricorderà la battaglia attorno al metodo Stamina, in effetti, ormai si combatte sempre di più con carte bollate e sentenze giudiziarie. Lo stesso ospedale bresciano, che era stato l’unico in Italia a praticare il metodo, si è ritrovato al centro di una situazione molto complicata con molti giudici che impongono la prosecuzione delle cure ma senza dottori disposti a farlo. «Stiamo valutando il da farsi. Il nodo centrale è che noi abbiamo ricevuto un rifiuto a praticare le infusioni Stamina da parte dei nostri medici e, dall’altro lato, ci sono decisioni che ci impongono di agire aggirando questo rifiuto» ha spiegato il direttore generale degli Spedali Civili, Ezio Belleri, lamentando la difficile situazione.
Muore la bimba di 2 anni curata col metodo Stamina
È la prima paziente di Vannoni a perdere la vita
