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Call center, lavoratori in piazza contro la delocalizzazione

Sciopero e manifestazione: in settemila in corteo nella Capitale contro gli appalti senza regole FOTO La marcia dei precari e dei sottopagati

Chiedono al governo di tutelare il loro lavoro affinché le aziende non delocalizzino gli uffici all'estero. Vogliono lavorare e pretendono dal premier Renzi una risposta. Sono i lavoratori dei call center scesi da tutta Italia in piazza a Roma per protestare contro la precarietà della loro situazione. In 7mila sono partiti da piazza della Repubblica ed hanno sfilato, armati di striscioni, per il centro della Capitale. E pensare che poco più di dieci anni fa era l'unico lavoro a dare qualche certezza a una generazione intera di laureati, ormai senza sbocchi professionali, in un mercato già saturo. La stessa generazione che beneficiò della legge finanziaria del 2007, quella che portò alla stabilizzazione di 26 mila dipendenti, ponendo finalmente un freno a fenomeni di sfruttamento ampiamente diffusi. La stessa generazione che oggi, dopo aver acquisito competenza e professionalità, rischia di restare disoccupata. «Vogliamo fare in modo che il governo possa tutelarci per salvare il nostro posto di lavoro - dice una manifestante - Siamo lavoratori da oltre 10 anni e rischiamo che la nostra azienda venga delocalizzata all'estero. La maggior parte di noi ha dei contratti part time». E ancora: «Noi italiani vogliamo lavorare -spiega un altro lavoratore del corteo - La nostra situazione è molto precaria e tutti vogliono delocalizzare perché preferiscono andare all'estero. Renzi ci deve aiutare».   IN MARCIA CONTRO LA DELOCALIZZAZIONE L'attuale vuoto legislativo fa sì che le aziende possano dislocare sedi e servizi dove i costi sono ridotti: nel settore dei call center chi guadagna davvero sono i committenti che appaltano i servizi al massimo ribasso. E se in Italia non conviene, si rivolgono a fornitori esteri. In Serbia, Romania, Croazia, Tunisia. Ovunque ci sia qualcuno che conosca un po' di italiano e sia disposto a tacere sui salari da fame. In Italia gli operatori dei call center sono circa 80 mila. Di questi, 45 mila, i cosiddetti inbound (cioè quelli che ricevono telefonate), forniscono prestazioni a soggetti sia pubblici che privati. Sono addetti subordinati, per il 70 per cento donne, in prevalenza a part-time. Gli outbound, invece, in tutto 35 mila, si occupano di vendite telefoniche e lavorano a progetto.

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