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2 giugno, Renzi e Napolitano ai Fori per la parata

Le Frecce Tricolori su Roma e il bagno di folla del premier FOTO Il Capo dello Stato: "Irrinunciabile l'integrazione europea". Applausi per i marò

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è arrivato in via dei Fori Imperiali e ha preso posto nella tribuna delle autorità. E' iniziata così la tradizionale parata per celebrare la Festa della Repubblica. In prima fila, alla destra del Capo dello Stato, il presidente del Senato, Pietro Grasso, e a sinistra la terza carica dello Stato, Laura Boldrini. Accanto a Grasso, a seguire, sono seduti il premier Matteo Renzi, il ministro della Difesa Roberta Pinotti, il vicepresidente della Camera Simone Baldelli, il ministro degli Esteri Federica Mogherini e quello delle Riforme Maria Elena Boschi. Sul palco anche il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, e il sindaco di Roma, Ignazio Marino e, in tailleur bianco, la signora Clio. Presenti anche diversi rappresentanti delle forze politiche: dal Pd a Forza Italia, da Scelta Civica al Nuovo Centrodestra. C'e' anche la Lega, con Sergio Divina. Ma sul palco non si vedono esponenti del Movimento 5 Stelle. Assenti anche i rappresentanti di Fratelli d'Italia, che già avevano deciso di non prendere parte alla videoconferenza con i due marò detenuti in India che si tiene alle 12.00 davanti ai parlamentari delle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato. La decisione è stata presa protestare "contro l'immobilismo del governo". "Da oltre due anni tutti i presidenti del Consiglio che si sono succeduti ci hanno chiesto di tenere i toni bassi sulla vicenda per non indispettire gli indiani. Grazie a questa disarmante timidezza delle istituzioni italiane e della nostra diplomazia - ha spiegato Giorgia Meloni - abbiamo consentito all'India di fare la campagna elettorale sulla pelle dei nostri due militari, illecitamente detenuti in India da oltre due anni in piena violazione del diritto internazionale". Uno striscione con la scritta "Marò liberi" è stato esposto durante la parata.     NAPOLITANO E RENZI ALLA PARATA Il Capo dello Stato, accompagnato sulla storica Lancia Flaminia dal ministro della Difesa Roberta Pinotti, dal segretario generale della presidenza della Repubblica Donato Marra e dal Capo di stato maggiore della Difesa Luigi Binelli Mantelli, ha passato in rassegna i reparti militari. Napolitano ha ricevuto gli onori militari dallo squadrone dei corazzieri a cavallo. Matteo Renzi è arrivato a piedi all'Altare della Patria da Palazzo Chigi. Lì ha depositato una corona d'alloro al milite ignoto insieme al Presidente della Repubblica. Dopo la deposizione della corona di alloro le Frecce Tricolori hanno sorvolato la Capitale. Fra strette di mano dei passanti, una foto e i saluti dei cittadini, il presidente del Consiglio ha augurato "buona festa" ai passanti che lo hanno  fermato lungo via del Corso. "Teniamo duro, teniamo duro", ha detto ad altri cittadini durante il percorso per raggiungere la tribuna d'onore. "Facciamo qualcosa, cambiamo l'Italia", gli ha urlato una signora. "Ci proviamo", ha replicato il premier. A Renzi sono stati rivolti applausi e in tanti hanno voluto fare un selfie con lui.  "Non tagliare le Forze armate, Matteo", la preghiera che gli è stato rivolta da un ragazza. "Vengo dall'Aquila, ti aspetto all'Aquila", l'invito di un signore anziano. In via dei Fori Imperiali sfilano le Forze armate italiane. "Le Forze armate meritano il profondo apprezzamento del Paese per la professionalità, la dedizione al servizio e il valore dimostrati in tutti i teatri operativi, anche nelle situazioni più difficili - ha scritto Napolitano nel messaggio inviato al capo di Stato Maggiore della Difesa, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli -. Nel giorno della Festa della Repubblica, giungano a tutti voi, soldati, marinai, avieri, carabinieri e finanzieri, di ogni ordine e grado, la considerazione e la gratitudine degli italiani e un fervidissimo augurio. Viva le Forze armate, viva la Repubblica, viva l'Italia!"     NAPOLITANO: L'UE VA DIFESA Dal Capo dello Stato, in questo momento particolarmente delicato per l'assetto dell'Unione, è arrivata una difesa a tutto tondo dell'integrazione europea: "Gli stati europei, che un secolo fa si combattevano con feroce accanimento, oggi sono uniti sotto la stessa bandiera. Nel nome di comuni valori di libertà, giustizia ed eguaglianza, perseguono insieme la prosperità, lungo un irrinunciabile percorso di integrazione economica, politica e istituzionale. Ma anche per l'Europa la pace non è un bene definitivamente acquisito - ha puntualizzato il Capo dello Stato - Lo dimostrano l'acuirsi di gravi focolai di tensione a ridosso dei confini dell'Unione e il necessario, costante impegno della Comunità internazionale nella gestione delle crisi e nel contrasto del terrorismo e della criminalità organizzata. Nel mondo della competizione economica e della globalizzazione, gli strumenti militari dei paesi democratici sono chiamati ad assolvere compiti vitali di dissuasione, prevenzione e protezione per la sicurezza dei cittadini e a tutela della legalità".     STRISCIONE PER I MARO' Durante la parata, un lungo applauso ha salutato i due marò, Massimiliano La Torre e Salvatore Girone, trattenuti in India. La tribuna d'onore e la folla che occupa i palchi laterali hanno applaudito al passaggio della brigata San Marco, a cui appartengono i due fucilieri di Marina. Alcuni militanti di Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale hanno esposto, in particolare al passaggio del corpo dei marò, uno striscione con scritto «marò liberi» insieme alla bandiera di FdI-An. «Con questo abbiamo voluto esprimere - hanno detto a margine dell'iniziativa Andrea De Priamo, portavoce romano di FdI-An e Emilio Scalfarotto, membro dell'assemblea nazionale FdI-An - la nostra solidarietà ai due soldati italiani ancora reclusi in India ed il nostro dissenso verso l'inconcludente posizione del governo Renzi che fino ad oggi non ha fatto nulla di concreto per riportarli a casa. Un'analoga protesta, accolta come quella di oggi dall'entusiasmo dei cittadini, fu svolta anche durante la finale degli Internazionali di tennis. A dimostrazione che continueremo a chiedere la liberazione dei nostri marò in occasione di eventi pubblici fino a che questa vicenda non si concluderà con il ritorno in patria di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone».

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