«È esattamente il contrario. Non solo all'epoca non ero ministro dell’Agricoltura, ma sono stato nemico di quel sistema criminale: gli ho fatto la guerra». L’ex primo cittadino della capitale Gianni Alemanno è sbigottito in merito alle accuse che gli rivolge il capoclan dei Casalesi Antonio Iovine. Nel verbale depositato ieri mattina al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, il pentito ha svelato che finanziamenti di alcuni milioni di euro, erogati dal ministero dell’Agricoltura all’inizio del 2000 per il rimboschimento nell'Alto Casertano, andarono a finire nelle casse dei Casalesi. E ha aggiunto: «Se non sbaglio in quel periodo il ministro era Alemanno». Così l’ex sindaco di Roma, a pochi giorni dalla mancata elezione al Parlamento europeo (in cui non è riuscito a conquistare un seggio perché Fratelli D’Italia non ha raggiunto il quorum), si trova a dover rispondere alle contestazioni mosse da un capoclan mafioso. Come ha accolto le dichiarazioni di Iovine? «È un fatto ridicolo. Siamo stati noi a scoprire lo scandalo "forestopoli". Un’anomala delibera Cipe del 1999 affidò all’Agensud - l’ultima propaggine della Cassa del Mezzogiorno, gestita dal ministero dell’Agricoltura - l’erogazione di finanziamenti per il rimboschimento. Tali fondi vennero distribuiti nel 2000 senza appalti. Nel 2001 Antonio Spagnolo, dirigente del Corpo forestale dello Stato, fece una denuncia e partì l’inchiesta della Procura sull’allora gruppo dirigente dall’Agensud. Il tutto prima del mio insediamento al ministero. Appena misi piede nel dicastero, nominai una commissione che revocò gli affidamenti concessi. Abbiamo quindi collaborato attivamente con la magistratura. Tutto si è concluso con un processo in cui erano imputate 120 persone, che però è finito in prescrizione. Non c’è nulla di misterioso da questo punto di vista. L’unica cosa che non si sapeva all’epoca è che dietro questa gestione corrotta c’era la criminalità organizzata». Iovine fa confusione sulle date oppure crede che dietro si nasconda una precisa volontà di screditarla? «Le dichiarazioni sono talmente generiche che ho l’impressione che non sapeva di cosa stesse parlando. Non credo nemmeno sia provocazione nei miei confronti, dal momento che non formula una vera e propria accusa». Come mai ha partecipato alla manifestazione elettorale organizzata a San Cipriano da Giacomo Caterino, nipote di Iovine? «Dissi quattro parole e me ne andai. Era una normale manifestazione di Alleanza Nazionale, organizzata nel 2005 per le elezioni al Consiglio provinciale. All’epoca Giacomo Caterino non aveva nessuna accusa sulle spalle. Era un candidato come tanti altri, una persona al di sopra di ogni sospetto. Poi nel 2006 passò all’Udeur e nel 2007 venne arrestato per un’inchiesta relativa alla provincia di Caserta». Quanto pensa siano attendibili le dichiarazioni di un pentito? «Le dichiarazioni dei pentiti devono essere sempre riscontrate. In questo caso, poi, ci sono tutti gli elementi che dimostrano che mi sono battuto per contrastare quel sistema criminale, non restando semplicemente estraneo. In quel periodo abbiamo raccolto molti apprezzamenti anche da parte della Corte dei conti che indagava su questa vicenda».
L’ex sindaco Alemanno: «Ma io li ho combattuti»
«All’epoca dei fatti non ero nemmeno ministro dell’Agricoltura Nemico di quel sistema criminale a cui ho fatto la guerra»
