Sembrano non avere fine i guai giudiziari per Gennaro De Tommaso, divenuto noto con il nome di «Genny a carogna» nei momenti concitati che precedettero la finale di coppa Italia tra il Napoli e la Fiorentina del tre maggio scorso. Dopo le indagini avviate dalla procura di Roma che lo vedono indagato per invasione di campo e, soprattutto, per avere indossato la maglia che inneggiava alla liberazione dell’ultrà del Catania Speziale (condannato per la morte del funzionario di polizia Raciti durante un derby calcistico tra Catania e Palermo), il capo ultras dei partenopei potrebbe finire invischiato anche in una storia di droga. A tirare in ballo De Tommaso (che non è però ancora stato identificato dagli investigatori) è un nuovo collaboratore di giustizia napoletano, che ha raccontato ai giudici dei giri di droga che riguardano il quartiere napoletano di Forcella (lo stesso quartiere, per intenderci, dove abita De Tommaso, il cui padre è già rimasto invischiato in fatti di camorra). «La droga i clan di Ponticelli la compravano da un tale Genny la carogna che dovrebbe essere di Forcella – ha raccontato ai giudici della distrettuale antimafia di Napoli il pentito Domenico «o cinese» Esposito – Per la consegna era utilizzata una Renault Scenic modificata, che ci veniva lasciata parcheggiata con le chiavi presso il cimitero di Ponticelli. Noi mandavamo a ritirare la macchina che poi restituivamo». Secondo i magistrati napoletani, il Genny a cui fa riferimento il collaboratore di giustizia – che con le sue dichiarazioni ha consentito ai giudici partenopei di venire a capo di un giro di droga riconducibile al potente clan dei De Micco – potrebbe essere proprio il capopolo che tenne in ostaggio la finale di coppa Italia e fu protagonista della trattativa tra tifosi e forze dell’ordine in seguito al ferimento di tre tifosi campani, colpiti dai proiettili esplosi dall’ultras romanista Daniele «Gastone» De Santis durante i violenti scontri che caratterizzarono il prepartita sul viale di Tor di Quinto, a due passi dallo stadio Olimpico. L’ultras azzurro fu uno dei primi ad accorrere sul luogo della sparatoria e fu tra i primissimi a prestare soccorso al giovane Ciro Esposito, il tifoso colpito al torace da una delle pallottole esplose da De Santis e che, da quel giorno terribile per il mondo del calcio italiano, lotta tra la vita e la morte nel reparto di rianimazione del policlinico Gemelli. De Tommaso, già colpito dal Daspo per cinque anni emesso dal questore di Roma, è il figlio di uno dei boss di Forcella e le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Esposito sembrano essere ritagliate proprio sulla sua figura, anche se gli investigatori che lavorano sul caso non hanno ancora terminato tutti gli accertamenti. Genny a Carogna inoltre potrebbe finire sotto inchiesta a Roma anche per la «trattativa» con le forze dell’ordine.
La "Carogna" accusato di spacciare droga
Un pentito tira in ballo il capo degli ultrà napoletani protagonista della finale di Coppa Itali: Accertamenti in corso per scongiurare omonimie
