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Il Papa e le dimissioni «Seguirò il Signore»

Francesco non esclude di imitare Benedetto

Benedetto XVI «ha aperto una porta, la porta dei Papi emeriti». Lo dice Papa Francesco. Il quale, a domanda precisa se lui farà la stessa scelta del predecessore, ovvero di rinunciare al ministero petrino, risponde: «Io farò quello che il Signore mi chiederà di fare. Pregare, cercare la volontà di Dio». E comunque, crede «che Benedetto XVI non sia un caso unico». Le parole di Papa Francesco sono giunte al termine del viaggio in Terrasanta. Tre giorni tra Giordania, Palestina, Israele, ritmi serratissimi per un uomo di 77 anni cui tutti attribuiscono una grande resistenza alla fatica. E così, nonostante la stanchezza, dopo aver sfogliato i giornali, Papa Francesco si è concesso alle domande dei giornalisti, per una conferenza stampa aperta. È la prima volta che Papa Francesco dice così esplicitamente che lui potrebbe fare la stessa scelta di Benedetto XVI. Ma chi lo conosce bene lo aveva detto subito, dalla sua elezione, che avrebbe quasi sicuramente preso la stessa strada di Benedetto XVI, «nel momento in cui crederà di aver esaurito il suo compito, magari al compimento degli 80 anni». L’età citata dalla fonte non è casuale. Papa Francesco è un gesuita, l’unica congregazione religiosa il cui superiore generale è eletto a vita, come il Papa, e che per questo viene chiamato «Papa nero». E lì, l’idea della rinuncia a 80 anni ha già fatto capolino. Prima, furono le polemiche dimissioni di Pedro Arrupe nel 1980, respinte da Giovanni Paolo II (anche se poi questi mandò un delegato personale per «transitare» la compagnia verso un nuovo superiore generale quando lo stesso Arrupe fu colpito da ictus). Poi, il successore di Arrupe, Hans Kolvenbach, lasciò l’incarico nel 2008, al compimento dell’80esimo anno di età. E l’attuale generale, Adolfo Nicolàs, ha già preannunciato che la «congregazione generale» dei gesuiti nel 2016 dovrà scegliere il suo successore, anno in cui lui avrà 80 anni. Forse Papa Francesco ha proprio in mente questi esempi. Di certo, la scelta di Benedetto XVI ha aperto una porta, per ammissione dello stesso pontefice. «Io credo - ha detto Francesco in aereo - che un Vescovo di Roma, un Papa che sente che le sue forze vengono meno, perché adesso si vive tanto tempo, deve farsi le stesse domande che si è posto Papa Benedetto». Il quale - lo aveva spiegato lo stesso Papa Francesco intervistato dal Corriere della Sera - è una «istituzione», come il vescovo emerito, che «venne dopo il Concilio». Anche in quell’occasione, il Papa disse che forse ci sarebbero stati altri Papi emeriti. Tra i primi a dire che Papa Francesco si sarebbe potuto dimettere era stato il suo antico portavoce alla diocesi di Buenos Aires, quel Guillermo Marcò che è tra i fondatori del Centro del Dialogo Interreligioso di Buenos Aires insieme al dignitario islamico (e accompagnatore del Papa in Terrasanta) Omar Abboud. A dicembre, Marcò aveva spiegato ad una radio argentina che «dopo il gesto di Benedetto non sembrerebbe strano che (Francesco) rinunciasse, dopo aver fatto quello che pensava di dover fare e se sente che la sua forza si sta indebolendo». E c’è un’altra suggestione che anima i più arditi tra i teologi. E cioè che un Papa rinunci al ministero petrino mentre il suo predecessore è ancora in vita. E l’idea è quella che, oltre al Collegio dei Cardinali, si possa pensare persino a un collegio ristretto di Papi emeriti. Intanto, Francesco continua nella sua vita quotidiana. E, come ormai consuetudine, ieri si è recato a Santa Maria Maggiore, a pregare per un quarto d’ora davanti alla statua di Maria Salus Populi Romani. È la nona volta che il Papa va in preghiera nella Basilica che fu anche teatro della prima Messa di Sant’Ignazio di Loyola, fondatore dei Gesuiti.

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