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Pensionati raggirati Indagini chiuse contro la banda

Si è chiuso il cerchio attorno alla banda di napoletani, in trasferta a Roma, che aveva congegnato la cosiddetta «truffa alle vecchiarelle». Ieri il pubblico ministero ha firmato l’avviso di...

Si è chiuso il cerchio attorno alla banda di napoletani, in trasferta a Roma, che aveva congegnato la cosiddetta «truffa alle vecchiarelle». Ieri il pubblico ministero ha firmato l’avviso di chiusura indagini, che prelude la richiesta di rinvio a giudizio, nei confronti di Vincenzo De Martino (considerato a capo dell’organizzazione), della moglie Antonietta Tutino, del figlio Nicola, e degli altri indagati, molti dei quali imparentati con i due coniugi. Lo scorso 11 maggio erano scattati gli arresti per otto di loro, reclusi nel carcere di Poggio Reale, mentre al nono complice era stato notificato l’obbligo di firma. L’accusa è di associazione per delinquere, truffa e sostituzione di persona aggravata, circonvenzione di incapace e furto in abitazione. Le vittime erano pensionati ultrasessantenni, adescati per strada o al mercato, nei quartieri più «in» di Roma. Veniva fatto credere loro che i parenti avevano bisogno di un prestito urgente per sbloccare una polizza o per saldare un debito, inducendoli a prelevare dalla banca somme che oscillavano dai 2 mila ai 5 mila euro. Se l’anziano tentennava, gli passavano al telefono un complice che si fingeva il figlio o il nipote in difficoltà. Quando non c’era sufficiente disponibilità di denaro sul conto, i truffatori accompagnavano a casa i vecchietti per farsi consegnare contanti e gioielli. Con questo meccanismo sono riusciti a racimolare, tra il 2012 e il 2013, circa un milione di euro. Arrivavano a Roma il lunedì sera con auto utilitarie intestate a prestanome, soggiornavano in albergo e il venerdì pomeriggio ripartivano per Napoli con il bottino. «Gli indagati - si legge nell’ordinanza di arresto - dimostravano totale insensibilità e particolare spietatezza nei confronti delle anziane vittime», definiti «nzallanuti» (rimbambiti). «Io al vecchio nonostante è mezzo scemo mi sono preso il telefonino», racconta fiero uno dei truffatori durante una conversazione intercettata dai carabinieri della polizia giudiziaria.

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