Attualità

Maradona a Napoli «Non ho mai evaso»

Il «pibe de oro» presenta il dossier che lo scagiona

Tasse e tifosi. Tifosi e tasse. Diego Armando Maradona torna nella sua Napoli per assistere al Campionato Mondiale offshore e si gode per un intero week end il sole, il mare e l’affetto dei sostenitori azzurri. Un bagno di folla che rende felice Diego, ma il campione dei campioni ha un chiodo fisso in testa: il fisco italiano e quella richiesta stratosferica, 40 milioni di euro di tasse evase, che Maradona vorrebbe dribblare e lasciarsi alle spalle una volta per tutte. E così ieri, prima di ripartire da Napoli, Maradona fa un «doppio blitz» che non ti aspetti: tappa in Procura e poi in Commissione Tributaria. Al Palazzo di Giustizia, el pibe de oro formalizza una querela contro Gene Gnocchi per una battuta non gradita su Diego «ambasciatore del cartello di Medellin». Ma è quella con l’Agenzia delle Entrate la partita che Maradona non vuole per nessun motivo perdere né pareggiare. Quella partita infinita, che va avanti da 10 anni e sembrerebbe poter riservare una svolta positiva per il campione argentino, lo tormenta. Così, accompagnato dai suoi avvocati Angelo e Sergio Pisani, Dieguito fa il suo ingresso in Commissione ed è subito show. Curiosi, impiegati, utenti non credono ai loro occhi: «È lui, è lui!». Diego raggiunge la sala dove lo attendono i giudici tributari. I suoi interlocutori, dall’altra parte della scrivania, sono cortesi, gentili e disponibili. Ascoltano le parole del Pibe, mettono agli atti il «dossier» presentato dai legali di Maradona. Documenti che, secondo i legali di Diego, dimostrerebbero senza ombra di dubbio «le ragioni per cui nulla è dovuto al fisco italiano, con una documentata cronologia di fatti e prove». Ma sono le parole di Diego Maradona, pronunciate davanti ai giudici tributari e messe nero su bianco, a catturare inevitabilmente attenzione e interesse: «Dopo anni di ingiusti attacchi mediatici ed esattoriali a mio danno - scrive l’asso argentino - grazie al lavoro dei miei avvocati e periti finalmente è dimostrato agli italiani e al mondo intero che non sono mai stato un evasore sia perché la violazione non è mai esistita. Oggi - aggiunge - addirittura posso dimostrare con documenti alla mano che quanto vogliono da me, anche con ingiusti atti di forza, venne già condonato e pagato nel 2003 da Ferlaino, mio datore di lavoro, nelle more delle cause sempre vinte dal Calcio Napoli». Quel pezzo di carta viene immediatamente immortalato da decine di fotografi. Quell’autografo, quella firma, fa venire i brividi a chi ha avuto modo di «conquistarne» uno durante gli anni trascorsi da Diego a Napoli. Maradona non tradisce le attese e la sua fama di combattente: di fronte ai giudici ripete all’infinito le sue ragioni, proclama la sua «innocenza» e confida nell’analisi dettagliata delle carte prodotte dai suoi avvocati. «Il fisco - si legge nel dossier - pur ammettendo che la violazione non esiste, e che tutto quello che ancora oggi pretende non ha alcun fondamento, come accertato da ben due sentenze di merito e dai diversi provvedimenti emessi dai giudici penali, per non fare marcia indietro si inventa che Maradona dovrebbe allo Stato Italiano oltre 40 milioni di euro per la sola colpa di non aver fatto opposizione all’accertamento fiscale originario (nullo ed erroneo) a lui mai notificato, come fece invece Ferlaino, cioè l’unico, eventuale e principale responsabile della ipotetica violazione. Dopo anni di giudizio - prosegue il documento - ben due collegi di giudici tributari dichiarano nulli ed infondati gli accertamenti ed indimostrate le ipotesi del fisco. Perfino la procura della Repubblica, dopo aver indagato, accerta l'inesistenza di qualsiasi violazione e la totale correttezza di Maradona». Diego stringe mani, sorride e va via. Riparte dando l’arrivederci a Napoli. E quell’autografo, quello originale, finisce in cassaforte...

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