Si profilano nuovi scenari per i cristiani nel Medioriente. Sempre più soggetti a persecuzione di ogni sorta, dalla crocifissione in piazza alle lapidazioni, da oggi forse si è aperto uno spiraglio per loro. Grazie a un sottilissimo filo diplomatico che non si è mai interrotto, oggi Papa Francesco ha incontrato il re del Bahrein, Hamad bin Isa Al Khalifa, che ha portato al Pontefice il modello della "più grande chiesa della Penisola arabica" che sarà costruita proprio in Bahrein, come riporta l’agenzia Fides. Proprio per non abbassare la guardia sulle persecuzioni nei confronti dei cristiani, cattolici e non solo, il 7 maggio scorso i leader cattolico, protestanti e ortodossi hanno congiuntamente rilasciato una dichiarazione perché non cali una cortina di ferro sul problema. Particolarmente caldi sono i fronti in Egitto, Iraq e Siria. L’arcivescovo della chiesa Armena Apostolica, Oshagan Choloyan, ha sottolineato come «continuano ad arrivare aiuti fisici dall’Occidente, ma non si pone la stessa attenzione sulla questione della discriminazione religiosa». «Non si esagera – ha continuato – dicendo che oggi i cristiani del Medio Oriente stanno affrontando forse l’età più nera dai primi anni dello sviluppo del cristianesimo nella regione». Non si dimentichi che in Arabia Saudita il Mutaween, ossia la Commissione che si occupa degli affari religiosi, vieta la pratica di qualsiasi altra religione che non sia l’Islam. La conversione è un crimine punibile con la morte, come previsto negli Hadith, i detti del profeta usati come legge. Sotto questa luce, l’udienza pontificia assume un significato dirompente. Un comunicato vaticano informa che «nel corso dei cordiali colloqui sono stati passati in rassegna alcuni temi di comune interesse, con particolare riferimento all'impegno a favore della pace e della stabilità nel Medio Oriente, nonché alla promozione del dialogo e della coesistenza pacifica fra tutte le componenti della società». Il colloquio è durato 27 minuti alla presenza dell'interprete. Hamad bin Isa Al Khalifa, il re, era accompagnato da un seguito di sette persone. Il sovrano indossava il turbante e gli abiti tradizionali nei colori bianco e oro; nel seguito, composto esclusivamente di uomini, tre vestivano abiti tradizionali, gli altri all'occidentale. Dopo il colloquio privato c'è stato lo scambio dei doni. Il re ha portato al Papa una grande scatola rossa lunga circa un metro e mezzo e alta circa 60 centimetri, all'intero della quale c'era il modellino architettonico del futuro vicariato cattolico del Bahrein. L'area in cui sorgerà il vicariato cattolico è molto vicino a due moschee, una risalente ai primi anni dell'era islamica e l'altra finita di costruire nel 1988, e dove sorge anche un centro culturale islamico. Un segno tangibile di distensione e di avvicinamento. «Accanto - ha detto il re - ci saranno le moschee a proteggere il vicariato». Il Papa ha ricambiato con una medaglia dell'Angelo della pace, spiegando al re che si tratta di un "simbolo di pace e solidarietà".
Pace in Medio Oriente, Papa a colloquio col re del Bahrein
Al centro dell'incontro con il sovrano Hamad bin Isa Al Khalifa la promozione del dialogo e della coesistenza pacifica
