Il Comune non dovrà risarcire il danno causato con l’operazione di dismissione della Centrale del Latte di Roma in favore di Parmalat, ma ancora oggi, a distanza di 18 anni, non è rientrato in possesso della sua quota di maggioranza. «Il collegio non può non prendere atto che Parmalat detiene tuttora il controllo della Centrale del Latte, in violazione delle regole giuridiche», si legge nella sentenza del Consiglio di Stato depositata venerdì scorso. Ad aggiudicarsi la gara bandita il 2 ottobre 1996 dall’amministrazione, e quindi il 75% del pacchetto azionario della Centrale, è Cirio spa. Nonostante il divieto di alienazione per 5 anni, l’azienda di Cragnotti conferisce la partecipazione appena acquisita nel capitale della propria controllata Eurolat spa, che a sua volta lo cede a Parmalat spa. Il Comune si «accontenta» di arrivare a una transazione, formalizzata il 7 luglio 1999, e riscuote così la penale prevista. La soluzione non va giù ad Ariete Fattoria Latte Sano spa, che aveva partecipato senza successo alla dismissione. Il 18 luglio 2000 invia, perciò, un atto di diffida all’amministrazione, a cui chiede di indire una nuova gara. Di fronte alla sua inerzia, propone ricorso al Tar del Lazio che, con sentenza del 27 luglio 2007 (confermata in appello il 1° marzo 2010), dichiara la nullità della cessione del pacchetto azionario a Cirio. Contestualmente i giudici amministrativi riconoscono a Latte Sano il diritto al risarcimento dei danni e ordinano al Comune di formulare entro 60 giorni una proposta sulla somma da liquidare. La proposta non arriva e i legali di Latte Sano si rivolgono nuovamente al Tar che il 1° giugno 2011 condanna il Campidoglio a risarcire alla società 8 milioni. Roma Capitale non ha condiviso la quantificazione del danno e ha proposto appello al Consiglio di Stato. I giudici amministrativi di secondo grado hanno demandato a un consulente tecnico d’ufficio il compito di accertare «se e in quale misura i concorrenti di Latte Sano abbiano conseguito un rafforzamento della loro posizione di mercato in seguito all’acquisizione della Centrale del Latte». Secondo il Ctu, Parmalat non ha incrementato dal 1999 al 2004 la propria quota nel mercato del Lazio, né tanto meno ha applicato una politica aggressiva, mentre la posizione di Latte Sano è rimasta stabile. Per questo il 15 maggio il Consiglio di Stato ha respinto la sua domanda risarcitoria. «È pur vero – si legge nella sentenza – che il Comune di Roma è stato qualificato a suo tempo come compartecipe dei fatti illegali accertati (nella dismissione del pacchetto azionario, ndr), ma è anche vero che poi si è attivata per chiedere il ripristino della legalità violata nei suoi rapporti con Parmalat, ottenendo ragione». La pronuncia del Consiglio di Stato (marzo 2012) e quella del Tribunale civile di Roma (aprile 2013) riconoscono, infatti, all’amministrazione capitolina la proprietà del 75% delle azioni.
Centrale del Latte, il Campidoglio si salva
Valeria Di Corrado Il Comune non dovrà risarcire il danno causato con l’operazione di dismissione della Centrale del Latte di Roma in favore di Parmalat, ma ancora oggi, a distanza di 18 anni, non...
