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Un’inchiesta basata solo sulle suggestioni

Apprensione e suggestione. Questo il combinato disposto che, già a giudizio del Tribunale di Tivoli, fece esplodere un caso sul nulla. Almeno stando alla prima sentenza, confermata dai giudici d'Appello.   IL CONTAGIO La troppa apprensione, «sia pure in buona fede», ed una «forte dose di suggestione da parte dei genitori», hanno «contagiato la genuinità del ricordo dei figli». Per questi motivi già il Tribunale di Tivoli il 28 maggio 2012 non ha creduto alle accuse sulle presunte violenze sessuali ai danni dei 21 bambini dell'asilo di Rignano Flaminio, assolvendo i 5 imputati.   IPOTESI Nelle 322 pagine delle motivazioni della sentenza «non solo ci si trova in presenza di una prova insufficiente, ma l'ipotesi formulata resta congetturale, perché priva di idonei, ovvero univoci, elementi di conferma».   CONFRONTO Otto anni dopo l'avvio dell'inchiesta che ha sconvolto e spaccato il Comune a nord di Roma «un punto è certo - sottolinearono già i giudici di Tivoli - le prime denunce vennero sporte da un gruppo di genitori che si erano abbondantemente parlati e confrontati». E le dichiarazioni dei bambini nella maggior parte dei casi «non furono oggetto di spontanee rivelazioni ma piuttosto esito di sollecitazioni dei genitori». I quali, secondo i giudici, «interrogarono, anche assieme, i bambini, individuarono, a più riprese, temi di approfondimento utili, accrebbero la reciproca conoscenza su quanto ritenevano via via verosimilmente accaduto».   LE VERITÀ PRECOSTITUITE Si trattava di «verità precostituite», così furono definite dai giudici di primo grado, che aggiunsero: «I contenuti proposti direttamente dai minori, nella maggior parte dei casi, non coincidono con quanto loro attribuito e riferito dai genitori».   LA MAESTRA MAI MENZIONATA Per quelle accuse il pubblico ministero Marco Mansi aveva chiesto la condanna a 12 anni per ciascuno degli imputati. Ma una di loro, la maestra Silvana Magalotti «non è mai menzionata dai bambini in occasione dei racconti che originano le prime denunce» è sottolineato nella sentenza di primo grado. Stessa cosa per la maestra Marisa Pucci, secondo i giudici menzionata anche «in narrazioni il cui contenuto è fantasioso e disancorato dalla realtà e non supportato da riscontri fattuali idonei».   IDENTIFICAZIONE Per la terza insegnante, Patrizia Del Meglio, già il collegio tiburtino sottolineò che «deve ritenersi la sussistenza di un dubbio» a cominciare dalla sua identificazione, fatta «dai genitori e poi più o meno inconsapevolmente, trasmessa ai bambini». Anche per l'indicazione del marito, Gianfranco Scancarello, i giudici di primo grado hanno dichiarato di «ritenere esservi stato un previo contatto tra i genitori».   RISCONTRI Proprio i coniugi Scancarello insistono da sempre sulla mancanza di riscontri a fronte delle accuse mosse loro dalla Procura di Tivoli. Già nelle dichiarazioni spontanee consegnate al Gup prima del rinvio a giudizio, infatti, i coniugi elencarono gli elementi favorevoli rispetto alle loro posizioni dopo le varie ricerche effettuate dagli inquirenti. «Nessun riscontro» dopo l'approfondita analisi delle impronte digitali nella loro abitazione, sulle tracce di saliva rinvenute sui peluches sequestrati, dalle consulenze medico-legali disposte sui bambini e dalle indagini sui loro computer.   MAGO ZURLÌ A favore dell'autore televisivo è «comparso» in Procura anche il Mago Zurlì, Cino Tortorella, col quale Scancarello aveva collaborato ai tempi dello Zecchino d'Oro. «Persino il Mago Zurlì è stato convocato per essere sentito, con esito del tutto tranquillizzante per la mia posizione - disse Scancarello - in merito alle assurde dicerie sul mio conto».

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