«Tra rabbia e senso del dovere». Uno slogan, che fotografa i sentimenti dei «celerini di Ponte Galeria», gli agenti di polizia del 1° Reparto Mobile di Roma, schierati in prima linea contro facinorosi da centro sociale e ultras violenti. Persone al servizio dello Stato, oggi etichettate come «il nemico pubblico», «i cattivi», spesso delegittimate dalle istituzioni che loro stessi proteggono. Si sentono «soli, abbandonati, senza alcuna tutela». «Perseguitati», azzarda qualcuno, mentre all’interno della Caserma Gelsomini sta iniziando l’assemblea sindacale del Siulp Roma, presieduta dal Segretario generale Saturno Carbone. FRA PROCESSI E SOSPENSIONI A spaventare i poliziotti, più che le bombe carta, i sassi e le sprangate degli ultras, sono i processi giudiziari. In forza al reparto mobile di Ponte Galeria ci sono 750 agenti, di cui un’ottantina sono indagati o rinviati a giudizio per lesioni e falso. «Ci denuncia chiunque - raccontano - Una volta se uno rimediava tre punti in fronte per aver partecipato agli scontri doveva rispondere in prima persona. Dal 19 luglio 2001 (il G8 di Genova, ndr) in poi, a finire alla sbarra, per dolo e mai per colpa, è sempre il poliziotto. Un tempo eravamo lo Stato, oggi siamo degli avanzi di galera psicopatici». L’avviso di garanzia è solo l’inizio del calvario: aperta l’indagine, scattano i provvedimenti disciplinari: sospensione dal servizio, stipendio decurtato e, nei casi più gravi, l’arresto. E se lo Stato è costretto a pagare, arriva la Corte dei Conti, che si rifà del danno erariale sul patrimonio personale dell’agente. Tutto ciò senza tutela legale o polizze assicurative. «Assoluzione? Meglio sperare nella prescrizione», raccontano. TRATTATIVE STATO-DELINQUENTI Chi si è indignato della «trattativa» fra gli uomini della Questura di Roma e Genny a’ Carogna sappia che, stando alle testimonianze degli agenti, quella è la norma. «Le cariche vengono ordinate dagli uomini della Questura - racconta un celerino di lungo corso - e sono sempre il risultato di una trattativa. Ad ogni manifestazione c’è un colloquio costante con i capi dei movimenti. Loro vogliono arrivare, ad esempio, sotto il Campidoglio? La Questura glielo vieta, e alla fine trova l’accordo: si ordinano le cariche così si fa un po’ di casino e tutte e due le parti ottengono visibilità». E la stessa cosa accade, la domenica allo stadio. «In quel caso - spiega - ci sono gruppi di 100-150 persone che vogliono entrare senza biglietto e portare dentro striscioni, fumogeni e roba varia. Si carica, si sequestra qualcosa, alcuni entrano e altri no. La carica dovrebbe essere l’estrema ratio, invece diventa una moneta di scambio». Poi però, «veniamo processati noi che siamo il "braccio", ma la "mente" non paga mai». TELECAMERE E IDENTIFICATIVI Intanto, da oggi faranno il loro debutto le microcamere installate sulle divise degli agenti. Saranno 80, utilizzate in funzione dei cortei previsti a Roma e a Napoli. Gli agenti sono disponibili alla tecnologia, ma anche sfiduciati. «La Digos ha sempre tutte le immagini - si sfogano - ma in televisione finiscono solo frammenti a senso unico». «Cosa fa il nostro ufficio stampa? Perché non ci difende? Intanto in tv presentatrici scosciate, opinionisti da strapazzo e comici improvvisati ci infangano». La stessa sfiducia sulla proposta del numero identificativo: «Io sono disposto anche a tatuarmelo il numero - grida un poliziotto - ma deve essere a mia tutela. Altrimenti, invece di essere "solo un cretino", sarò "solo un cretino col numero"». «POLIZIA DIFENSIVA » Contestati durante l’assemblea la presidente della Camera, Laura Boldrini («se si vergogna di noi, perché ha 35 colleghi a farle da scorta?») e i vertici della Polizia. Ma in pochi sanno che nel Corpo, per ordinamento, non si può scioperare. In sala mensa, a Ponte Galeria, gira un foglio: «Autoconsegna Reparti Mobili, 28 maggio 2014». Uno sciopero, in pratica. «Non ce lo faranno fare», dicono sconsolati i celerini. «Quello che si può fare - propone uno dei più navigati - è la polizia difensiva. Come fanno i medici: si lavora non per la "missione", ma per non finire nei guai». Come? «Beh, se prendo una sassata e finisco a terra, che mi vuoi dire? E se mi esplode una molotov a pochi centimetri, vuoi che non mi accasci al suolo? Una carica può anche finire male, con tutti gli agenti a terra. Può succedere. E potrebbe succedere, presto. Più di una volta».
Rabbia e orgoglio in divisa: «Sciopero»
L’ipotesi della «polizia difensiva»: al primo colpo ricevuto subito in ospedale
