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La moglie di Mandara: «Se dimostrano che mio marito è un camorrista mi ammazzo»

Alba Bassano scomette sull'innocenza del re delle mozzarelle accusato di collusione con i clan camorristici: "C'è una volontà di persecuzione"

Il terzo arresto del «re della bufala», Giuseppe Mandara, ha gettato nello sconforto la moglie dell’imprenditore, convinta che il passato non sarebbe mai più tornato. Anche perché ad accusare il marito è lo stesso pentito giudicato in passato non attendibile. Questa volta, però, per i magistrati della Dda, ad Augusto La Torre, esponente dell’omonimo clan, bisogna credere. Raggiunta al telefono da Il Tempo , Alba Bassano, consorte di Giuseppe Mandara, giura sull’innocenza di suo marito. È il terzo arresto, il secondo in poco tempo, dopo quello del 1991 È un incubo senza fine. Di nuovo le stesse accuse, gli stessi giudici. Tutti incuranti di una Cassazione che aveva stabilito l’inattendibilità del pentito La Torre e l’insussistenza dei reati. Hanno riportato di pari passo quelle che erano le loro osservazioni precedenti, arricchendole con dichiarazioni di alcuni ex dipendenti di mio marito, che così hanno potuto esercitare un "diritto di rivalsa". E poi perché solo i domiciliari per un reato che sarebbe molto grave? Forse hanno voluto correre ai ripari dopo quello che avevano combinato nel 2012? Perché dice correre ai ripari? Cosa accadde due anni fa? Nel 2012 mio marito fu messo in carcere nonostante fosse stato appena operato al cuore. Per fortuna il gip ribaltò le accuse mettendo in ridicolo gli stessi pm. Ma mi creda, io non voglio parlare male dei magistrati. Ma com’è possibile dare retta a un pentito sbugiardato più volte? Giuseppe è sofferente di cuore, è a un passo dal trapianto. Ma se è tutto basato sul nulla, come lei sostiene, perché un nuovo arresto e un nuovo sequestro? Evidentemente non vogliono chiudere la faccenda con un altro proscioglimento. Mio marito non è mai stato rinviato a giudizio. Alla fine si è trattato sempre e solo di operazioni mediatiche eclatanti che ci hanno creato problemi economici drammatici. Non capiamo perché continuino a perseguitare un’azienda di caratura nazionale e internazionale. Qualcosa ci sfugge. C’è come la volontà di persecuzione verso mio marito. I magistrati della Dda sostengono che la storia della Mandara Spa sia «macchiata» fin dalla nascita Si appellano a fatti di quasi 40 anni fa. Mio marito era molto giovane e La Torre, all’età di nove anni, bazzicava nel caseificio perché era un nostro vicino di casa. È venuto a studiare a Napoli, è stato ospitato a casa di mio marito. Da qui è nato tutto. Non ci sono altri risvolti, si tratta solo di conoscenza, nemmeno di frequentazione. Parlano di impiego di capitali provenienti dalla malavita, ma l’azienda Mandara ha dimostrato qual è la loro provenienza. Ma poi quali capitali potrebbero mai darci questi qui che sono degli emeriti morti di fame? Spero che anche stavolta il giudice del Riesame sia sereno e rimetta in discussione le accuse. Secondo le quali molti dei soldi a vostra disposizione provengono dal clan La Torre Non c’è nessun riscontro. Anzi, abbiamo la documentazione cartacea del finanziamento ottenuto dalla Comunità europea e dalle banche per l’implemento dell’azienda. Quanto ai 700 milioni che negli anni passati il padre di Augusto La Torre dice di averci dato per tenere in piedi la Mandara, non è vero nulla. Come spiega una sentenza del 1996, fu fatta una cartolarizzazione. Una circostanza emersa in tribunale. E proprio questo ha reso possibile la conoscenza, da parte di La Torre e del suo avvocato, di questo particolare, e lo hanno sfruttato per inventarsi la storia dei 700 milioni. Lo dice anche il giudice Raffaele Cantone nel suo libro «Solo per giustizia». Eppure il giudice che ha concesso il nuovo arresto ritiene Augusto La Torre attendibile Quel pentito è già stato sbugiardato più volte dai giudici. Non è possibile ritenerlo un giorno attendibile e l’altro inattendibile. Tra l’altro è lo stesso giudice Cantone a scrivere che sì, mio marito conosce queste persone, ma non aveva nessun sodalizio criminale con loro. Sa cos’è questa? Una tragedia, per me e per i miei figli. Pensi che dopo l’arresto del 1991 mio marito non fu solo rilasciato e prosciolto, ma anche risarcito dallo Stato. Lei metterebbe la mano sul fuoco per suo marito? Se viene provato che mio marito è un camorrista, io mi uccido e di me non sentirete più parlare.

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