Colpo di scena nella telenova del Colosseo chiuso ai romani nella Notte dei Musei. L’accusatore numero uno diventa improvvisamente l’accusato. Come un boomerang il ministro Franceschini che aveva denunciato l’impossibilità di trovare «cinque custodi volontari nel personale interno» che avrebbero garantito l’apertura dell’Anfiteatro Flavio è salito sul banco degli imputati. I dipendenti del Mibact che lui gestisce non hanno ricevuto il pagamento del lavoro straordinario notturno del 2013 che corrisponde a 80 euro lordi circa 56 netti. Dicembre, gennaio, febbraio, marzo, aprile, 25 dicembre, 1 maggio: ancora stanno aspettando i soldi. E si sono messi di traverso specificando che vorrebbero i notturni pagati ogni mese in busta paga. «Siamo stanchi di aspettare le elemosine» ribadiscono. Sennò basta straordinari. La polemica corre su internet, sui forum dei sindacati e abbraccia da nord a sud tutto il Paese. «Spero che Pompei Stabia, Ercolano, eccetera facciano la stessa cosa di quelli del Colosseo» si legge E se la prendono pure con quelli del sindacato che vanno a firmare gli accordi senza interpellare la base «per farsi belli con il ministro di turno» e che dovrebbero «fare il sindacato» e non le «pastette». «Evviva la sicurezza» scrive un altro «meno male che c’è la sicurezza ma il problema è che voi accordate le aperture e il personale è stufo di essere pagato dopo lunghissimo tempo». Eh già perché in nome della sicurezza il Colosseo sabato notte non viene aperto così alla leggera. C’è il rischio che in una notte di musei con romani, turisti e umanità varia a zonzo per la città, decidano tutti insieme di visitare il Colosseo. «Con l’ingresso a 1 euro si rischia di convogliare diecimila persone - ribadiva l’altro giorno in un comunicato la Uil - con le inevitabili ripercussioni sul personale di vigilanza. Siamo favorevoli alla valorizzazione del patrimonio ma al primo posto mettiamo il rispetto e la dignità dei lavoratori». Ecco perché è stato chiesto agli iscritti che «lavorano in altri siti culturali romani» di dire che la chiusura del Colosseo non è dovuta «ad accordi sindacali» ma alla sicurezza. Anche perché al Colosseo ci sono solo tre uscite e il complesso non è tutto illuminato. Di sera si possono prevedere solo entrate contingentate come quelle previste per l’evento «La Luna sul Colosseo» cioè cinque turni con un numero massimo di venti persone a volta. Questa mattina ci sarà un incontro tra la Soprintendente ai Beni Archeologici Mariarosaria Barbera e i rappresentanti dei sindacati. All’ordine del giorno della contrattazione la proposta di apertura al pubblico, per la Notte dei Musei, di un percorso in sicurezza all’interno del Colosseo. I lavoratori della Soprintendenza, ieri sera, hanno diramato un comunicato: «La situazione che ora sembra allarmare tutta l’opinione pubblica nazionale e internazionale era prevedibile ed annunciata poiché da anni la Soprintendenza ha segnalato agli organi superiori competenti del Ministero e alla autorità politiche che si sono avvicendate, una particolare criticità imputabile in massima parte ad una grave e progressiva carenza di personale in tutti i settori». Torna ancora una volta in primo piano il blocco del turn over e il depauperamento del personale. «Garantiamo un’apertura del Colosseo in servizio ordinario, 7 giorni su 7, per 362 giorni l’anno, a fronte di una progressiva diminuzione di dipendenti e di un analogo progressivo esponenziale aumento dei visitatori. L’ultima consistente immissione di personale di vigilanza nella Soprintendenza risale all’anno 2000 per far fronte al Giubileo, quando il numero di visitatori salì fino a 2.500.000. Nel 2013 il numero di visitatori è arrivato ad oltre 5.600.000». Quello che si vuole ottenere è un nulla osta che consenta assunzioni di personale da parte della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma alla quale «sarebbe necessario il riconoscimento di un’autonomia effettiva». Si chiede, inoltre, un supporto al personale esistente che consenta a quello effettivo, specialmente nei periodi di maggior carico di lavoro, di espletare al meglio le proprie funzioni. Insomma, sottolineano i lavoratori, tutti i nodi vengono al pettine. Prima si vuole tagliare su un settore strategico, che convoglia nel nostro Paese milioni di persone ogni anno,poi ci si lamenta perché lavoratori sfiatati si rifiutano di fare i volontari per l’ennesimo straordinario «non pagato». Ancora una volta a parlare sono i numeri. La Soprintendenza boccheggia. I fondi statali servono solo a pagare gli stipendi (e neanche tutti). Si contano 733 persone in organico. Il 40% è distaccato e invecchiato: la maggior parte sono over 50. Stanchi e demotivati. Non c’è ricambio generazionale. Non s’investe nel futuro. La spending review impedisce di incrementare gli introiti perché vieta di spendere per i servizi (come le utenze e gli straordinari) più degli anni precedenti. Le risorse da investire nella conservazione dei monumenti arrivano solo dai biglietti venduti, da quei turisti che meriterebbero servizi più qualificati. E invece a causa dei pochi custodi si chiudono i monumenti perché manca la sorveglianza. Intanto fuori continua a divampare la polemica. Frecciate al ministero e al ministro Franceschini arrivano pure dall’ex sottosegretario Francesco Giro: «La quasi certa chiusura del Colosseo e di una serie di musei statali (come Galleria Borghese, Palazzo Barberini e Castel Sant'Angelo) durante la notte dei musei, impone una riflessione. Dario Franceschini si dimostra ostaggio dei sindacati e se non trovasse una soluzione per l'apertura dovrebbe trarne le conseguenze, dimettendosi». In questo senso la nostra proposta di «separazione delle carriere diventa l'unico sistema per uscire dalle pastoie sindacali: allo Stato spetta la conservazione del patrimonio, al privato la sua valorizzazione» affermano infine Edoardo Sylos Labini, responsabile nazionale del dipartimento Cultura di Forza Italia, e Angelo Crespi, responsabile nazionale Beni culturali di Forza Italia. Forse comincia a esserci troppa carne al fuoco.
Colosseo chiuso, i custodi: pagateci
Il sottosegretario Ferri: "Se non si trova nessuno mandiamoci i detenuti" L'orfana del terremoto: "Vado io come volontaria"
