Tutte giù le saracinesche dei negozi al passaggio del corteo e alla prima avvisaglia di scontri tra manifestanti e polizia, i commercianti sono scappati. Avevano aperto ieri mattina le loro attività nonostante la paura di quello che poteva accadere e la certezza che sarebbe stata una giornata a zero incassi. Poi, quando nel primo pomeriggio a piazza Barberini i manifestanti hanno iniziato a tirare pietre, bottiglie, viti e bulloni contro la polizia, la scelta immediata è stata di chiudere il negozio e correre a casa. A parte gli abusivi, sempre in agguato, che hanno sfidato i tafferugli e si sono messi in mezzo ai manifestanti con carrettini a seguito pieni di acqua e bibite ghiacciata, pronti a fare affari. «È scoppiata la guerra - dice ancora spaventato Ermanno De Gennaro che ha una pellicceria a piazza Barberini - sono volate bombe carta, vasi di fiori, sassi, ho temuto il peggio e sono scappato via. Mi sono guardato intorno, tutti i negozi e i bar vicini erano chiusi e tutti i commercianti se ne sono andati in fretta per il timore di essere coinvolti negli scontri». I bar e i ristoranti avevano già tolto tavolini e sedie all’aperto dalla mattina di ieri, su consiglio delle forze dell’ordine. Tanto, clienti se ne sono visti pochissimi, turisti ancora meno, certo i più spaventati perché non capivano e non sapevano cosa stesse accadendo. «In 45 anni non ho mai visto nulla del genere», tuona Gabriella, titolare del ristorante "La Fontanella" di via Sistina. Proprio di fronte al suo locale è stato soccorso il peruviano rimasto gravemente ferito alla mano. «Oggi per la prima volta ho avuto tantissima paura e ho fatto appena in tempo a chiudere». Liborio Pepi è presidente della Fiepet-Confesercenti nonché titolare di un negozio di giocattoli su via del Tritone è amareggiato: «Ho chiuso subito al passaggio del corteo e come me hanno fatto tutti gli altri. La cosa più scandalosa è stato vedere quegli abusivi, napoletani, che vendevano illegalmente bibite approfittando della chiusura delle attività di somministrazione. La polizia dopo un po’ è riuscita ad allontanarli ma come si fa a permettere che accadono cose del genere?». Pepi va giù pesante: «È ora di finirla, se si autorizzeranno ancora cortei simili in centro, in una giornata come il sabato, siamo pronti a scioperare il giorno dopo». Incredulo anche Massimiliano De Toma, presidente di Federmoda-Confcommercio: «Una giornata da dimenticare per il commercio e questi disordini sono inaccettabili. I cortei devono essere spostati altrove. È stato perso il 70% del fatturato. Che immagine di Roma è questa?». Punta sulla perdita di incassi Valter Giammaria, presidente della Confersercenti. «Sono due giorni che i negozianti del centro guadagnano zero a causa di questo corteo. Sono passato in centro oggi pomeriggio e tutti i negozi avevano le saracinesche abbassate nonostante tutti avessero aperto stamattina anche a rischio di vivere poi quello che hanno vissuto. Mi hanno detto che i più spaventati erano i turisti che scappavano da una parte all'altra e cercavano spiegazioni. Oggi abbiamo davvero dato una pessima immagine della città». Anche i residenti non ne possono più. Viviana Di Capua, presidente dell’associazione abitanti centro storico chiede che «sia garantita la sicurezza di tutti. Se le manifestazioni si svolgono in modo civile non c’è nessun problema e il disagio di chi vive da queste parti è ampiamente sopportabile».
Negozi chiusi e sbarrati. Tavolini rimossi. Come in una guerra
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