«Questa crisi genera frustrazione e rabbia. Forse non c'è neanche bisogno di noi per manifestarla: a volte siamo uno strumento. Le persone disperate manifesterebbero anche da sole, comunque noi non possiamo fare i tappi quando questa rabbia si esprime». A parlare è Paolo Di Vetta, uno dei leader dei Movimenti per il diritto all’abitare intercettato da Il Tempo in una brevissima intervista telefonica mai conclusa. Due giorni trascorsi a cercare di ristabilire una conversazione interrotta sul più bello quando, proprio a proposito della rabbia di piazza, abbiamo chiesto ad uno degli organizzatori del corteo: «Quindi voi non potete gestire questa rabbia fuori controllo della gente, che magari partecipa alla manifestazione e crea tensioni con le forze dell’ordine?». La risposta a questa domanda non è mai arrivata a causa di un’interruzione della linea ripristinata solo ieri, il giorno dopo la nostra prima telefonata, che però non ha prodotto alcun esito. Dopo aver fissato un ulteriore appuntamento telefonico con Paolo Di Vetta, infatti, all’orario prestabilito i nostri tentativi di ricontattarlo si sono mostrati vani: il cellulare risultava sempre spento. Peccato, perché ci sarebbe piaciuto capire qual è la capacità di controllo che gli organizzatori hanno sulle manifestazioni considerate a rischio e quanto, soprattutto, il servizio d’ordine interno ai cortei riesce a prevenire o limitare le tensioni con le forze dell’ordine. Anche sul percorso del corteo che oggi sfilerà per le vie del Centro di Roma, autorizzato dalla Questura, le domande sarebbero state tante. Rispetto alla possibilità di passare lungo via Nazionale o via Veneto, ad esempio, il leader dei Movimenti per il diritto all’abitare si è limitato a dire che «probabilmente il Movimento ha una sua autorevolezza al di là di come viene dipinto, perchè rappresenta le questioni sociali vere. "Abitare nella crisi" - ha aggiunto - muove tra le 20 e le 25 mila persone sul piano nazionale, ma la differenza la fa Roma. Altrimenti non saremmo così folli da convocare manifestazioni nazionali. Il 19 ottobre ci avete dipinti come coloro che avrebbero distrutto la città – ha sottolineato Di Vetta - poi le cose sono andate diversamente. Quello che scrivono i giornali può anche avere un effetto attrattivo su chi pensa che la manifestazione è un parco giochi, ma in realtà non lo è». E poi ha concluso: «La manifestazione di sabato (oggi, ndr), non sarà un funerale, ma avrà la giusta rabbia». Ma proprio da chi si intende di «sollevazione» e «assedio», per averne più volte scritto anche in articoli facilmente rintracciabili in rete, avremmo voluto una spiegazione su come, questa volta, saranno «assediati» i palazzi del potere. In più di un’occasione, infatti, il leader dei Blocchi precari metropolitani, realtà antagonista che confluisce insieme ad altre nella grande famiglia dei Movimenti per la casa, ha partecipato a scontri con le forze dell’ordine, portato a termine occupazioni (ovviamente abusive) e gestito la «piazza» con perizia e piglio da guerrigliero metropolitano. La sua militanza all’interno delle realtà di protesta romane gli è valsa, infatti, anche qualche grana con la legge. Ultima, ma solo in ordine di tempo, la vicenda dell’arresto arrivato in seguito agli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine in via del Tritone il 31 ottobre scorso. Finito ai domiciliari, il Riesame ha stabilito che lui e cinque di quelli finiti in manette, dovranno ottemperare soltanto all’obbligo di firma. È caduta l’accusa più grave nei loro confronti, quella di rapina in seguito alla scomparsa di manganelli e scudi dei poliziotti. Il 31 ottobre, infatti, un corteo non autorizzato, capeggiato tra gli altri proprio da Di Vetta, si è mosso verso via del Tritone per contestare la Conferenza Stato-Regioni in corso in via della Stamperia. Adunata sediziosa, rapina, violenza, resistenza e lesioni aggravate a danno di pubblici ufficiali, danneggiamenti aggravati sono i reati più gravi contestati a vario titolo alle 17 persone colpite dalle misure cautelari. Ma il pasdaran della protesta, negli ultimi 10 anni, ha portato avanti un’attività rivoluzionaria con all’attivo 14 provvedimenti, tra arresti e denunce. La prima è arrivata nel 2003 per una manifestazione non autorizzata in Centro. Da lì fino al 2007 altre denunce per violenza e minaccia a pubblico ufficiale e «invasioni di terreni o edifici» (tradotto: okkupazioni). Nel 2008 arriva il primo arresto in flagranza per violenza a pubblico ufficiale durante una manifestazione in piazza San Marco. Poi ancora denunce fino al 14 marzo 2012, quando arriva il secondo arresto per violenza e minacce a pubblico ufficiale durante una protesta davanti al Cipe. Gli agenti del Prenestino, infine, «segnalano» alla magistratura l'ex dirigente Usb il 7 maggio 2013 per una occupazione abusiva.
Divetta: "La protesta non è un gioco"
Il leader dei Movimenti per il diritto ad abitare non esclude incidenti: "La manifestazione non sarà un funerale, ma avrà la giusta rabbia"
