Ucciso da un killer silenzioso e implacabile, capace di covare in silenzio per anni prima di portare a termine il suo mandato di morte: Il contrammiraglio Sergio Azzone, scomparso a meno di 60 anni nel 1997 dopo una vita trascorsa su alcune tra le navi più importanti della marina militare italiana, non aveva neanche idea di essere sotto il tiro di un nemico insidioso e letale: un nemico chiamato amianto. Il materiale cancerogeno infatti era presente in tutte le navi sulle quali Azzone prestò servizio: dalla San Giorgio alla Vesuvio, fino alla Vittoria Veneto, il lanciamissili che fu ammiraglia e fiore all’occhiello della Marina tra il 1971 e il 1987. Ed è proprio su queste navi (su cui Azzone fu imbarcato tra il ’67 e il ’72) che il killer silenzioso entrò in azione, minando per sempre la salute dell’alto ufficiale. BATTAGLIA LEGALE «Carcinoide metastizzato polmonare con ripetizioni epatiche e ossee», la diagnosi che non lascia speranza e che la commissione medica ospedaliera dell’infermeria autonoma della marina militare utilizza, nel 1995, per certificare come Azzone sia «permanentemente non idoneo al servizio». Una diagnosi terribile che la stessa commissione interna certifica come «dipendente da causa di servizio». Nella sostanza, il contrammiraglio si ammalò di tumore ai polmoni in conseguenza dei lunghi periodi di permanenza sui ponti delle navi militari. Una diagnosi chiara ma che non impedì al ministero della Difesa (dicastero da cui dipende la Marina) di negare all’ufficiale la causa di servizio, ignorando completamente il parere della commissione che lo stesso ministero aveva sollecitato. Sergio Azzone morirà meno di due anni dopo in conseguenza del tumore. Poi nel 2006 qualcosa cambia: il Parlamento approva la legge 243, che consente ai familiari delle vittime di patologie asbesto correlate di accedere ai benefici previsti per le vittime del dovere e la Marina stessa, nel 2010, convoca la vedova e il figlio di Azzone per comunicare loro che era possibile, finalmente, presentare domanda per il riconoscimento dei benefici della legge e per il risarcimento di tutti i danni subiti in conseguenza della malattia e della morte del contrammiraglio. IL SECONDO RIFIUTO E così, dopo l’invio dell’istanza da parte dei familiari, l’ufficio generale del personale della Marina convoca una «commissione medica ospedaliera speciale vittime del terrorismo e della criminalità organizzata» (a cui sono equiparate le vittime dell’amianto per motivi di servizio, come nel caso dell’ufficiale) che deve esprimersi sul «danno biologico e morale, nonché sulla percentualizzazione dell’invalidità residua». La commissione ci mette cinque mesi a studiare il caso Azzone: legge lo stato di servizio del militare, prende nota del precedente che risale al 1995 e infine, il 18 maggio del 2011 «ritiene che gli esiti normativi della capacità lavorativa determinino una invalidità permanente in misura del 100%» certificando «interdipendenza tra la morte e la patologia di cui al giudizio diagnostico». Un giudizio che appare blindato e che, invece, il «comitato di verifica per le cause di servizio» del ministero della Difesa neanche prende in considerazione, ritenendo le infermità sofferte dal contrammiraglio «non riconducibili alle particolari condizioni ambientali e operative di missioni». Un linguaggio burocratico formale che, di fatto, esclude gli eredi dell’ufficiale da qualsiasi ipotesi di risarcimento del danno subito. Una storia paradossale, visto che le due commissioni mediche – sia quella del ’95 quando ancora Azzone era vivo, sia quella del 2011 – sollecitate dallo stesso ministero, non vengono mai citate nei rapporti che negano giustizia ai familiari. «È sconfortante – dichiara l’avvocato Pietro Petrosini, che cura il ricorso alla decisione del ministero davanti al Tribunale amministrativo del Lazio – che lo Stato convochi gli eredi per riconoscergli l’indennità, convochi una commissione medica, ne attenda il responso e poi lo ignori per non certificare che Azzone è morto non sapendo di essere in contatto con l’amianto». LA FAMIGLIA «Io e mia madre – dice Federico, unico figlio del contrammiraglio – rimaniamo perplessi sul comportamento della Marina: siamo addolorati che durante la malattia abbiano voltato le spalle a mio padre e soprattutto, una volta morto mio padre, nonostante le varie promesse, la Marina, che per mio padre era tutto, sia completamente sparita».
L’amianto lo uccise. Ma la Marina non paga
La strana storia del contrammiraglio «morto per avvelenamento» secondo due commissioni mediche
